martedì 5 giugno 2012

C'era una volta la facoltà di Scienze Politiche

Lo studio delle Scienze Politiche nasceva in passato come esigenza da parte dello Stato di avere una classe di burocrati che avessero una infarinatura di tutte le tematiche dell'amministrazione pubblica. Una classe di esperti nel settore della pubblica amministrazione. Pian piano questa esigenza è venuta meno. Sicuramente uno dei fattori, e forse il principale, è quello che vede una maggiore specializzazione dell'impiegato pubblico. Specializzazione che spesso non porta a migliori risultati, ma soltanto all'alienazione del pubblico impiegato. Si suddivide il lavoro in segmenti sempre più piccoli e nessuno sa più quale sia il risultato finale. Un sistema che alienò gran parte della classe operaia di fine ottocento, e che oggi viene riproposta per alienare il settore del pubblico impiego. Perché? I motivi sono molti. L'Italia ha una classe di burocrati del tutto restii a regimi lavorativi pesanti e stringenti. L'esasperazione dell'impiegato pubblico mediocre che ne fece Villaggio e colleghi ne è il fulgido esempio. Con l'avvento della figura dei "consulenti", specializzati e assoldati come mercenari per raggiungere lo scopo finale, fa ombra alla figura dell'impiegato immerso tra le pieghe della burocrazia. Cosa fare? Ripensare la Scienza della Politica alla luce dei cambiamenti che la società sta avendo ed ha avuto, oppure avere una ripresa d'orgoglio da parte della classe dei burocrati? Parlo da laureato in Scienze Politiche e forse sono di parte, ma non vi è dubbio che l'augurio del ministro Fornero di parificare il trattamento dei dipendenti pubblici a quello dei dipendenti privati sia quantomeno capzioso. In primis perché mina l'indipendenza dell'impiegato pubblico. In secundis perché toglie l'intima essenza, la ragione morale, della preparazione medesima di questa figura. In Italia, è vero, su ogni cosa ci marciamo. E il pubblico impiego ben sappiamo quanto sia macchinoso, svogliato e paraculo. Ma le leggi per licenziare i fannulloni ci sono e non vengono applicate. Diciamo piuttosto che una elìte politica vuole svilire il ruolo della pubblica amministrazione per renderla sempre più serva e schiava degli interessi privati di quanti fanno della politica stessa un covo di decisioni a vantaggio di pochi e a scapito di molti.