lunedì 11 giugno 2012

L'Università Agraria è più importante della vita dei cittadini?

Sono passati ormai circa 20 giorni da quando l'ultima giovane vita è stata spezzata per l'inerzia di chi poteva fare qualcosa ed invece ha preferito voltare le spalle. Mi riferisco all'incrocio Gallicano/Palestrina, per l'attivazione del cui semaforo, stiamo raccogliendo le firme, mentre altre sono gia state inviate agli uffici competenti.
E' ormai tragicamente lapalissiano che il Comune di Gallicano non ha il benché minimo interesse a rendere sicura una strada del suo territorio. Non ha certo colpa oggettiva, poiché essa ricade sulla Provincia di Roma, ma il Comune, visto il suo silenzio e la assenza di voci ufficiali in merito, è da considerarsi complice della responsabilità morale che ha la Provincia di Roma per i morti di questo incrocio.
In questo momento in cui l'antipolitica galoppa a più non posso, atti del genere non fanno altro che incentivare il malcontento della gente, coinvolgendo in esso quanti sostengono questo tipo di politica. Ciò avviene quando la politica, invece di perseguire il bene comune con tutte le sue forze, difende posizioni di privilegio ovvero, quando la pubblica amministrazione non 'è governata da senso civico, ma da istanze partitiche scevre da ogni valenza pubblica.
Ecco che quindi, in presenza di una elezione come quella dell'Università Agraria, l'attività comunale si fa da parte, il buonismo paternalistico lascia il posto alle pieghe di partito, alle beghe politiche di cui, in questo momento, alla gente poco importa.
E questo genera silenzio, non risposte, distrazione. Intanto la gente continua a morire.

L'ultimo aggiornamento diceva che, per quel che concerne l'incrocio Gallicano/Palestrina, non era possibile attivare il semaforo poiché mancava la seconda corsia.
Vi allego a tal proposito alcune foto, molto eloquenti, che vi consentirano di capire come in realtà stanno le cose. L'unica cosa che non capiamo è perché il comune, stranamente, preferisce il silenzio invece di difendere i propri concittadini ed affiancarli una battaglia di civiltà e di legalità.

Strumentalizzare la morte è esecrabile certamente, ma lo è quanto la muta piaggeria per non assumersi le proprie responsabilità.