martedì 24 luglio 2012

Il mio intervento al Fiesta, in occasione dell'evento "Ti ricordi il futuro?" organizzato dall'associazione Moderati per la Terza Fase


Matteo (non è un nome di fantasia) è un ragazzo di 21 anni. Se non fosse per l’autismo, che lo tiene prigioniero fin dall’età di 3 anni, magari ora si troverebbe qui al mio posto, sempre se non avesse un contratto di lavoro precario che lo facesse lavorare dalle otto del mattino fino alle nove di sera per 600 euro al mese. Ma questo è un altro discorso.
Lo scandalo non è l’autismo, anche se certi media filantropici vorrebbero farcelo credere e non ci dicono che da esso si può guarire. Ciò che dovrebbe scandalizzare è lo Stato, da sempre fedele alleato di tutto ciò che concorre a far sì che queste sfortune si appesantiscano e si accrescano, grazie ad una burocrazia elefantiaca, grazie a chi con incompetenza fa il suo mestiere, grazie al fatto che i disabili non votano, grazie purtroppo ai tanti falsi invalidi che concorrono alla malafede delle strutture pubbliche.
Un’indagine presentata all’Università “La Sapienza” parla di 40mila persone a Roma con disagio mentale di cui il 75% ha necessità di trattamenti riabilitativi e forme di sostegno per la vita sociale, poiché spesso le famiglie non riescono, da sole, ad affrontare determinati problemi. In questi casi diventa cruciale il ruolo delle strutture assistenziali, di cui molte famiglie interessate purtroppo non sono a conoscenza.
All’età di 18 anni Matteo, ed altri giovani come lui, è costretto a lasciare la struttura riabilitativa nella quale ha vissuto per più di otto anni. Un distacco non avvenuto gradualmente, come qualsiasi terapia riabilitativa impone in questi casi, ma di colpo. Immaginate di tornare a casa e non ritrovare vostro padre e vostra madre, vostra moglie, gli affetti di sempre insomma, ma altre persone, altro ambiente, altre abitudini. Non lo chiamereste abbandono?
Chi avrebbe dovuto controllare? Controllare che questi ragazzi abbiano una cartella clinica aggiornata (e non ce l’hanno); che seguano una determinata cura farmacologica (discutibile in quanto completamente arbitraria). Nessuno, tantomeno lo Stato, ha saputo aiutare Matteo e la sua famiglia a cercare una struttura nella quale poter continuare una parvenza di percorso riabilitativo; una struttura nella quale Matteo potesse crescere e migliorare e non essere abbandonato, lui e i suoi coinquilini, allo stato brado. Chi avrebbe potuto? Gli assistenti sociali? Il Municipio? La Regione? Nessuno ha saputo, voluto o potuto, fare qualcosa di più del niente. Sì, gli assistenti sociali hanno aiutato Matteo e la sua famiglia, ma hanno fatto meno di quanto la burocrazia firmaiola imponesse loro. Il minimo sindacale. Soprattutto per il sostegno psicologico che è mancato al ragazzo e alla sua famiglia poiché, al contrario di quello che tutti pensano, questi ragazzi capiscono molto bene quello che gli succede intorno.
Matteo a Roma è costretto a prendere medicinali che stordirebbero un cavallo, ad Arezzo in una struttura riabilitativa una ragazza nelle stesse condizioni cliniche di Matteo è riuscita a sospendere la cura farmacologica e, ad oggi, lavora presso un supermercato. Perché tanta differenza? Qualcuno lo chiama federalismo, ma c’è evidentemente qualcosa che non va. Non va forse perché gran parte degli assistenti sociali, a Roma come altrove, sono più impegnati a sottrarre spesso arbitrariamente i minori alle famiglie e destinarli in case famiglia, spesso discutibili. Forse perché la politica ha cessato di essere quel modo di sortire insieme dai problemi. Forse perché a Roma siamo troppo impegnati a rincorrere l’edonismo e la bellezza fallace, mentre certe difficoltà sono percepite come uno scandalo. O forse perché per costituire una s.r.l. basta un euro di capitale sociale mentre per una onlus, magari composta da giovani disoccupati e volenterosi, servono circa  400 euro fra tasse balzelli inutili.
Diciamoci la verità, il mondo dei diritti non può essere appannaggio solo delle persone sane, e parlare della disabilità non può e non deve servire ad un mero e squallido tornaconto elettorale. Se la politica stessa fosse attuata a misura di chi non è autosufficiente, quante ingiustizie verrebbero colmate? Quanto vivremmo meglio tutti quanti? Da anni a Roma c’è un fermento di costruzioni come non se ne vedevano: è o non è compito della politica imporre a chi crea nuovi quartieri di ridurre l’impatto ambientale in favore dei disabili? È o non è compito della politica imporre ai costruttori di riservare strutture di sostegno da destinare a qualificate associazioni di volontari in cui tali soggetti possano essere seguiti? È o non è compito della politica vigilare che tutti coloro che ruotano attorno ai servizi sociali facciano il loro dovere con mezzi adeguati alla loro delicata funzione? Ma non solo: è o non è compito di tutti lasciare ai propri figli un mondo migliore di quello che abbiamo trovato? Una società che desse spazio solo per i membri autosufficienti e funzionali, non sarebbe una società degna dell’uomo.  
Al di sopra di qualsiasi interesse particolare, bisogna promuovere il bene integrale di queste persone anche se ciò comporta un maggior carico economico e sociale. Ma forse siamo più desiderosi di costruire gli stadi di Roma e Lazio, piuttosto che chiedere ai poteri economici di questa città di sedersi e ridare alla politica, cioè all’interesse generale, parte di ciò che questa le ha concesso con forse troppa leggerezza. Chiederei un impegno sincero di tutti per creare strutture di sostegno, tutele giuridiche capaci di rispondere ai bisogni e alle dinamiche di crescita delle persone disabili e di coloro che condividono la loro situazione, a partire dai loro familiari.
Ecco, penso che Matteo vi direbbe proprio questo. Lui che la politica non può farla, ma che la farebbe gratis pur di vedere i suoi coinquilini vivere in un mondo rispondente ai loro bisogni. Una cosa e concludo, la voglio dire a tutti coloro che pensano che la politica sia qualcosa di sporco. Non abbiate paura della politica: informatevi, pensate con la vostra testa, partecipate, marcate stretto la politica e sarà lei ad aver paura di voi!