mercoledì 30 gennaio 2013

Gallicano non ha un canile municipale. E questo ha un costo. Soluzioni, idee, proposte.

Gallicano nel Lazio non ha un canile municipale ed è sostratto per questo a pagare circa 200mila euro all'anno per affidare la lotta al randagismo ad altre strutture, di altri paesi. Uno spreco di risorse se si pensa che un canile municipale a Gallicano, oltre che fonte di risparmio, può essere fonte di posti di lavoro. Ma sappiamo anche che dietro ai canili municipali si può nascondere un business non da poco. Leggiamo un articolo apparso su Repubblica, in cui si evince che  "i cani randagi in Italia sono circa 600mila, di cui un terzo nei canili. Un business che il ministero valuta sui 100 milioni di euro l'anno, ma che la Lav stima al doppio. Una rete di "prigioni" fuorilegge e spesso controllate dalle mafie dove 'il migliore amico dell'uomo' è ammassato, malnutrito, maltrattato; e da dove a migliaia partono per il Nord Europa per trasformarsi in cavie o animali da pelliccia".
Uno scempio.
Per fortuna ci sono proposte, come quella di uno zoofilo italiano, Roberto Marchesini, che ha ideato una nuova struttura, il ‘parco-canile’ che unisce alle capacità di ricovero dei canili previsti dalla legge l’aspetto e i vantaggi di un parco verde. 
Leggiamo dal sito della Scuola Interazione Uomo Animale.
"Il progetto “Parco canile” ideato da Roberto Marchesini negli anni '80, è una rivisitazione completa del canile sia da un punto di vista strutturale sia per quanto concerne gli aspetti di tipo gestionale e di offerta di servizi, abbandonando tanto la concezione pietistica del rifugio quanto quella zootecnica e sanitaria basata sulla visione modulare. Il parco canile ha una struttura cellulare o per padiglioni ove in ogni area si fanno attività differenti e tutte rivolte a favorire le adozioni. Il Parco canile è stato pensato innanzitutto per essere immerso nel verde e dare un'idea di valorizzazione del cane, evitando la freddezza dell'impostazione sanitaria e il degrado del pietismo. Il Parco canile viene definito "presidio zooantropologico" e in tal senso viene modificato lo statuto stesso della struttura da luogo di mantenimento a luogo di preparazione per l'adozione.
Anche sotto il profilo della comunicazione un Parco canile presenta i cani all'adozione non suscitando la compassione ma insistendo sulle caratteristiche individuali. Il Parco canile vuole superare la concezione del canile come discarica trasformandolo in un luogo valorizzato ove la frequentazione della cittadinanza viene favorita, esattamente come un parco cittadino, e dove anche l'accesso viene organizzato in modo da attrarre persone.
La SIUA in questi anni ha realizzato iniziative pubbliche, ricerche, libri e progetti per la realizzazione di parchi canili e offre alle istituzioni una consulenza specifica per la realizzazione di queste strutture o per la ristrutturazione delle strutture esistenti per avvicinarsi alle linee guida del parco canile. Il parco canile si basa sull’introduzione di quattro progetti per favorire il turn over delle presenze, migliorare il benessere dei cani, sostenere le adozioni, prevenire gli abbandoni e le rinunce, lanciare una cultura di responsabilità e di autentica cinofilia"
Perché non sfruttare tale opportunità per una partecipazione mista (pubblico, privato, terzo settore)? E creare in tal modo, oltre che posti di lavoro, anche un indotto per il Comune stesso.