martedì 2 aprile 2013

Amurri, la storia di un disabile che non ama il "pietismo"

QUESTO libro ti spappola il cuore, è il commento su twitter del regista Giovanni Veronesi dopo aver letto Apnea (Fandango), l' esordio di Lorenzo Amurri, la storia vera di un incidente di sci che lo ha reso tetraplegico. Non può muovere braccia e gambe, l' 80% del corpo è insensibile. Classe 1971, figlio dello scrittore Antonio Amurri (scrittore, paroliere, autore di popolari programmi televisivi), una famiglia di artisti. La sorella Valentina è autrice tv e radio, il fratello Franco regista. Lorenzo ventenne era un chitarrista di talento, sesso, droghe e rock and roll. Apnea, scritto in due anni e mezzo con la nocca del mignolo della mano destra, già nella classifica di vendita, si candida come rivelazione dell' anno.
Un memoir sulla disabilità, che inizia con la scena più dura. «L' incidente è avvenuto sedici anni fa. Stavo sciando con la mia fidanzata Johanna, poi lo scontro con un pilone della seggiovia, la faccia nella neve, non sentivo più niente come in un batuffolo di ovatta. L' elicottero, l' ospedale, il coma farmacologico, nove ore d' intervento alla colonna vertebrale». C' è tutto: tentativi di suicidio, cure a base di morfina, una grande famiglia e grandi amori, ma non lo stile "tv del dolore". «Nella scrittura ho di nuovo le gambe e le uso, detesto il pietismo. Il libro racconta i mesi di riabilitazione a Zurigo e il ritorno a Roma, il reinserimento nel mondo. Lo psicologo svizzero mi conteggiava anche le chiacchierate nel corridoio della clinica? L' ho cacciato. Facevo scherzi terribili alla caposala che mi trattava come un bambino. Sono uno che non le manda a dire». "Viaggio lungo una linea d' ombra dove i giorni si susseguono identici e noiosi", scrive del periodo svizzero condiviso con personaggi chiamati con il loro nome. Come hanno reagito? «Ho visto sparire mogli e fidanzate degli altri pazienti, Johanna c' è sempre stata, si è trasferita in una camera di fronte la clinica. Siamo ancora vicini, ha due figli, è tornata nella sua città, Stoccolma, ma è venuta a Roma alla prima presentazione di Apnea. Quello che abbiamo passato, riemerso con il libro, non dev' essere facile da gestire». Si piange e si sorride. Qual è la prima cosa che le ha detto suo fratello? «Che ai tetraplegici gli funziona... Ha girato l' Europa in macchina con mia sorella Valentina per trovare la clinica migliore. Ha smosso mari e monti, è riuscito a farmi montare una parabola a Zurigo per vedere le partite della Roma». Dopo la sua intervista alle "Invasione barbariche" di Daria Bignardi le fan la tampinano su facebook. Com' è cambiato con le donne? «La libertà di pensiero è liberta di movimento. Le donne sono curiose, si avvicinano, vogliono sapere, ma non tutte reggono. Non reagisco a stimoli visivi o a pensieri erotici, ho una vita sessuale anarchica, indipendente dalla mia volontà. Non m' interessa più l' avventura occasionale, ho bisogno di empatia, faccio sesso spirituale». Antonio Amurri è scomparso nel 1992, l' incidente vi ha riavvicinati? «Nell' adolescenza avevo paura di varcare la soglia della sua stanza come se stessi profanando il tempio di una divinità. Temevo la sua voce quando urlava, anche se mi sgridava meno di quanto avrei meritato. Non gli parlavo dei problemi, delle paure, avevo un carattere riservato, forse presuntuoso. Sono contento che non abbia visto quello che mi è successo, mi manca molto, l' ho sognato. Ero a letto, mi lamentavo, lui mi ha detto: non hai niente».