lunedì 24 marzo 2014

"Convertitevi, è ancora tempo per non finire all'inferno!": l'appello di Papa Francesco ai mafiosi

2014-03-22 Radio Vaticana
 “Ai mafiosi dico convertitevi! Ve lo chiedo in ginocchio fermatevi di fronte al male”: così Papa Francesco nella veglia di preghiera con i familiari delle vittime innocenti delle mafie, organizzata dall’associazione Libera di don Ciotti, nella parrocchia di San Gregorio VII a Roma, alla vigilia della “Giornata della memoria e dell’impegno” promossa quest'anno a Latina. Il servizio di Benedetta Capelli:
Entrano in Chiesa, mano nella mano, il Papa e don Luigi Ciotti. In quel gesto c’è tutta la vicinanza di Francesco alle 700 famiglie riunite per ricordare i loro cari, vittime innocenti delle mafie. E’ una cerimonia lunga e toccante. Le parole del Pontefice sono un balsamo per le ferite del cuore dei padri, delle madri, dei fratelli e sorelle, dei figli o dei nipoti mai conosciuti e allo stesso tempo una spada per i mafiosi:
"Per favore, cambiate vita, convertitevi, fermatevi di fare il male! E noi preghiamo per voi: convertitevi. Lo chiedo in ginocchio. E’ per il vostro bene".
La vita che fate – aggiunge - non vi darà felicità e non porterete con voi il potere ed il denaro: "Il potere, il denaro che voi avete adesso da tanti affari sporchi, da tanti crimini mafiosi, è denaro insanguinato, è potere insanguinato, e non potrai portarlo nell’altra vita. Convertitevi: ancora è tempo per non finire all’inferno".

“Voi avete avuto un papà ed una mamma – prosegue Papa Francesco - pensate a loro. Piangete un po’ e convertitevi”. Prima ancora aveva condiviso la speranza “che il senso di responsabilità piano piano vinca sulla corruzione” e il dolore per la morte di un bimbo nell'agguato di Taranto:
"Grazie per la vostra testimonianza, perché non vi siete chiusi, ma vi siete aperti, siete usciti, per raccontare la vostra storia di dolore e di speranza. Questo è tanto importante, specialmente per i giovani!".

All’inizio della cerimonia, era giunta chiara la richiesta di Stefania Grasso, figlia di Vincenzo, commerciante ucciso a Locri nel 1994, vittima della mafia. “Ci guardi Santo Padre” - ripete più volte - “guardi i segni della loro assenza e del loro coraggio”:
"... guardi e legga nel nostro cuore la speranza di coloro che sono certi che le cose possono cambiare, e per questo continuano a combattere".
Battagliero è anche don Luigi Ciotti che ricorda il lacerante bisogno di verità – il 70% delle famiglie, afferma, non conosce quale sia - e di giustizia che accomuna i presenti. Vittime anche per caso – ricorda il sacerdote – che si sono trovate in mezzo ad un conflitto a fuoco, oppure che non si sono voltate dall’altra parte:
"Le ricordiamo tutte perché lo spirito di giustizia e verità che ha animato la loro esistenza è ancora vivo. Lo sentiamo sorreggere le nostre speranze e accompagnare il nostro impegno. Chi perde la vita per la giustizia e la verità dona vita, è lui stesso vita".

E don Luigi ricorda pure chi ha subito sulla propria pelle gli affari sporchi della criminalità: le vittime sul lavoro, persone non tutelate; quelle colpite dai tumori in territori avvelenati dai rifiuti tossici; chi ha usato droghe comprate dai mercanti di morte; gli immigrati annegati nel mare o caduti nei deserti; le donne vittime della tratta.
"Ma vittime sono anche i 'morti vivi'. Quante persone 'uccise' dentro! Quante persone a cui le mafie hanno tolto la dignità e la libertà, persone ricattate, impaurite, svuotate. Le mafie – la corruzione, l’illegalità – assassinano la speranza!".

Eppure c’è chi nella Chiesa è stato una luce – afferma don Ciotti – nonostante “silenzi, resistenze, sottovalutazioni, eccessi di prudenza, parole di circostanza”. Ma una Chiesa che “interferisce” c’è, è una Chiesa che denuncia “l’incompatibilità tra mafie e Vangelo”, che proclama l’annuncio di salvezza, la Parola di vita. Luci sono, solo per ricordarne alcuni, don Pino Puglisi e don Peppe Diana, la cui stola viene indossata dal Papa per la benedizione dei familiari.
A loro si aggiungono giornalisti, magistrati, amministratori onesti, cittadini che si sono ribellati, ma – sottolinea con forza don Luigi – non vanno lasciati soli! Serve uno scatto da parte di tutti, in particolare della politica che si occupa di bene comune. Bisogna rafforzare la confisca delle proprietà delle mafie, incentivare i percorsi coraggiosi dei testimoni di giustizia:
"Oggi dobbiamo dirci con forza insieme che è come se avessero sparato su di noi. Opponiamo al grido di dolore per le persone care che qui ricordiamo, la Parola della Vita".

E poi il lungo elenco di 842 nomi, tra di loro ci sono anche 80 bambini ...
(Lettura dei nomi)
Francesco ascolta assorto, con le mani giunte e il capo abbassato. Rosaria, vedova dell’agente Vito Schifani, ucciso nell’attentato di Capaci nel quale perse la vita Giovanni Falcone, sua moglie e gli uomini della scorta, ha parole di ringraziamento:
"Grazie, Gesù, perché in questi anni non mi sono mai persa d’animo. Grazie, Gesù!".

Allora, aveva solo 22 anni e un bimbo piccolo: fu lei nel corso dei funerali a commuovere l’Italia perdonando, nel tormento e nel dolore di quel momento, i mafiosi che avrebbero scelto di pentirsi. Legge gli ultimi nomi anche l’ex procuratore capo di Palermo, Gian Carlo Caselli, amico dei giudici Falcone e Borsellino.
Nella parrocchia, le presenze di quelle vittime sono carne viva. Ogni nome è un sogno spezzato, un desiderio mai realizzato, una mancanza che lascia senza fiato ma la ricerca di giustizia e di verità guida la vita di chi resta, rende forte anche chi vorrebbe soltanto piangere lacrime.