lunedì 24 marzo 2014

Oltre la denuncia

Tratto da l'Osservatore Romano

Papa Francesco nella veglia per le vittime della mafia ha terminato con un accorato appello ai mafiosi che si rifà al vangelo e ha concluso con una supplica: «Piangete un po’ e convertitevi».

Nella maturazione nella coscienza ecclesiale di una chiara, esplicita e ferma convinzione dell’incompatibilità dell’appartenenza mafiosa con la professione di fede cristiana hanno avuto un ruolo importante il magistero di papa Giovanni Paolo II, di Benedetto XVI e di Papa Francesco che ha contribuito alla interpretazione e alla condanna della mafia a partire dalle tradizionali e originali categorie cristiane. Il riferimento principale della predicazione è ridiventato il Vangelo.

Gli interventi pontifici hanno avuto un indubbio influsso nei pronunciamenti di condanna delle mafie da vari episcopati delle Chiese meridionali, dalla Cei nel documento «Per un paese solidale: Chiesa italiana e mezzogiorno» del febbraio 2010. Da questi appelli si deduce che il ministero pastorale deve rivolgersi soprattutto agli uomini mafiosi per invitarli alla conversione.
A questa chiara coscienza di radicale incompatibilità tra mafia e vita cristiana, la Chiesa non può non sentirsi legata. Tanto più guardando alla splendida testimonianza del martirio del beato don Pino Puglisi, ucciso dalla mafia solo perché fedele al suo ministero. La memoria di questo martirio è impegnativa per la Chiesa tutta.
La Chiesa sente di avere una sua responsabilità per la formazione di una diffusa coscienza civile, di rifiuto del costume e della mentalità mafiosi e si impegna nell’opera educativa e formativa dei suoi fedeli e, più in generale, di quanti, anche non credenti, vengono a contatto con le strutture educative da essa condotte o animate.
di Michele Pennisi
Arcivescovo di Monreale