giovedì 26 giugno 2014

Orti Urbani: un esperienza interessante da conoscere ed incentivare.

http://ortiurbanitrefontane.blogspot.it/2013/09/chi-siamo.html
Per sapere chi è l'associazione Orti Urbani Tre Fontane potete cliccare sull'immagine. 

Navigando qua e la su Internet ci si imbatte in numerose iniziative di questo genere. 
Una descrizione alquanto precisa è quella che ne fa il sito www.benessere.com.

"Gli orti urbani stanno proliferando in modo spontaneo nelle città sotto l’impulso di diversi bisogni, prima di tutto quello di creare un continuum tra la vita cittadina, povera di contatti bucolici, con la Madre Terra. Avere sul terrazzo o balcone un “pezzo di natura” deriva da un desiderio pressoché ancestrale; di fatto gli esseri umani da cacciatori sono diventati poi allevatori e agricoltori e coltivando la terra ne hanno ricavato cibo e quindi sostentamento.
Gli orti urbani si sviluppano con caratteristiche diverse, vi sono quelli costruiti in forma “micro” utilizzando grandi o piccoli terrazzi, per passare a quelli più strutturati che si avvalgono della concessione da parte dei Comuni e delle singole Circoscrizioni di piccoli appezzamenti di terra in zone all’interno della città o collocate nella prima cintura periferica.
Di seguito vengono descritte le diverse tipologie di orti e di realtà verdi che si possono trovare e osservare o meglio ancora “vivere” nelle città.
Orti Comunali
Gli orti comunali sono aree verdi che si estendono fino a 40, 50 mq, (ma l’ampiezza può andare anche oltre) gestite direttamente dai cittadini per concessione del Comune di appartenenza, per le quali è necessario corrispondere un piccolo affitto.
Il Comune mette a disposizione dei terreni tramite degli appositi bandi e a rispondere vi sono persone tra i quali molti pensionati che hanno la possibilità di utilizzare il loro tempo in modo sano e utile: oltre a produrre alimenti senza uso di pesticidi e altre sostanze chimiche, fanno attività fisica all’aria aperta con effetti positivi sulla salute.
Gli orti comunali sono presenti in sempre più città italiane tra le quali Milano, Firenze, Torino, Napoli, Livorno e Ferrara.
Orti scolastici
Quello degli orti realizzati nelle aree esterne alle scuole materne ed elementari è una realtà molto positiva poiché favorisce la collaborazione tra generazioni diverse, ove i “grandi” diffondono le loro conoscenze e i bambini esercitano la manualità, giocano e nel contempo acquisiscono le regole di base per far crescere i prodotti della terra, apprendendo il valore alimentare di ciascun ortaggio e intraprendendo, sul “campo”, un percorso di educazione alimentare, oltre a rapporti di collaborazione altamente positivi sulla sfera psicologica.
Corporate Gardens
Gli orti che crescono nei pressi, sulle terrazze o sui tetti degli uffici sono denominati “corporate gardens” (o “orti aziendali”), fenomeno piuttosto recente che vede all'opera impiegati e dipendenti di aziende che alla passione per l’orticoltura uniscono la volontà di approfondire la sfera relazionale e abbattere le barriere gerarchiche con benefici anche sul lavoro di “team” nell’ambito professionale. Negli Stati Uniti, l’orto aziendale viene offerto dalla proprietà ai dipendenti come una sorta di “benefit” dall’utilizzo facoltativo. Tra le prime aziende ad aver intrapreso questa politica da “green economy” si annoverano la Toyota, la Pepsi e le aziende informatiche come Google e Yahoo, che hanno sede nella Silicon Valley.
Orto collettivo di quartiere
Nasce a Torino una bella e positiva esperienza di orto urbano, meglio definito di “quartiere”, nato dall’idea di quattro giovani che per conto della Città di Torino e della Provincia hanno realizzato il progetto di un orto lungo il fiume Sangone.
L’orto si sta sviluppando a sud della città, nei pressi della Strada del Drosso tra più di 300 orti cittadini abusivi, in un’area che nei prossimi anni vedrà le opere di compensazione del termovalorizzatore di Gerbido.
Il progetto, che porta il nome di “Miraorti”, ha l’obiettivo di riqualificare le sponde del fiume Sangone, un’area che copre dalla strada Castello di Mirafiori fino alla Strada del Drosso, coinvolgendo anche le scuole del territorio. Da una sorta di discarica a cielo aperto di materiali anche pericolosi quali l’amianto, si è passati ad un lungo e paziente lavoro di ripulitura e di realizzazione di aiuole con i bulbi piantati dai bambini delle scuole elementari e con gli spazi totalmente riorganizzati sotto la guida dell’architetto giardiniere Luca Riccati. In seguito, sono intervenuti tanti, appassionati ortolani, tra i quali pensionati ed ex operai.
Orto verticale
In passato era abbastanza usuale vedere unità abitative unifamiliari le cui facciate erano coperte totalmente da verde ma oggi tali soluzioni si adottano perlopiù per i centri commerciali, gli alberghi, i ristoranti, le aziende prossime alla città o all’interno delle stesse. Oltre ai classici rampicanti vengono utilizzati anche sistemi più strutturati per cui vengono utilizzate piante dalle poche esigenze gestionali e che si adattano alle strutture leggere sulle quali crescono. I cosiddetti “green buildings” consentono di coltivare le piante più diverse, comprese quelle a fini alimentari. Al vantaggio di poter usufruire di un “orto verticale”, pur con evidenti limiti, tali soluzioni uniscono degli indubbi vantaggi estetici (coprendo difetti, piccole crepe e vecchi intonaci), oltre ad assorbire i raggi ultravioletti, l'anidride carbonica e il calore con conseguente risparmio di energia.
Per realizzare un orto verticale è necessario acquistare dei pannelli modulari, generalmente di forma quadrata, sui quali sono state posizionate delle mensole su diversi livelli, per poggiare i vasi e le fioriere. Tramite paletti e spalliere di plastica si darà infine sostegno alle piante.
Molta attenzione va riservata alla posizione: dal momento che gli ortaggi necessitano di almeno 3 o 4 ore di sole al giorno, è indispensabile che le piante non siano esposte a nord e in una posizione non eccessivamente ventilata, né priva d’aria. Va inoltre evitata l’esposizione al traffico e favorita invece quella affacciata al cortile interno.
L’orto virtuale
Per chi proprio non ne vuol sapere di coltivare ortaggi in proprio o anche per chi non ha la possibilità, vengono in soccorso alcune iniziative su Internet per cui, corrispondendo regolarmente una certa cifra, si può coltivare un orto “virtualmente” da casa benché esso venga effettivamente lavorato, per produrre ortaggi da recapitare direttamente al recapito fornito dal cliente".

Queste sono esperienze che denotano un certo "ritorno" all'agricoltura. O forse ad un bisogno veramente ancestrale dell'uomo di riuscire a produrre il suo sostentamente "in collaborazione" con Madre Natura. Ma ritengo anche che l'esperienza di questi ORTI URBANI possa essere una piccola soluzione ai tanti problemi che la crisi economica sta determinando in molte famiglie italiane. Un dissoccupato può avere il tempo di mettersi al servizio della propria comunità, curando un orto urbano. Un pensionato, ancora in forze, potrebbe fare la stessa cosa. Giovani diversamente abili, ma anche con semplici quanto gravi problemi di natura relazionale, dovuti anche alle "nuove tecnologie", potrebbero trovare in queste pratiche uno sbocco al proprio disagio. 

Per me, che posso tranquillamente affermare di provenire da una famiglia di contadini, sarebbe molto interessante poter conoscere queste pratiche e questi centri di vita associativa che, fattivamente, producono, aggregano e fanno crescere una comunità sana. Presto proverò a contattare l'associazione Orti Urbani Tre Fontane per capire meglio dal vivo come funzionano queste realtà.