lunedì 28 luglio 2014

Aprilia, due operai morti in un impianto di compostaggio di Acea

Si tratta dell'impianto AEROBICO INDUSTRIALE di Aprilia e della tipologia (anche se questo è + grande) di quello che vorrebbero  realizzare a Gallicano/ValleMartella. Se succedono queste cose non è assolutamente innocuo e sicuro come vorrebbero farci credere.


Dopo la battaglia sulla centrale a biogas di Passerano/Valle Martella, un impianto da 40mila ton annue di rifiuti organici, sul quale non è stata ancora posta la paola "fine", alcune aperture da parte dell'amministrazione di Gallicano nel Lazio (proponente il progetto) ci sono state. Sebbene ben lungi dall'essere considerate tali, le proposte vertono sulla creazione di un impianto di compostaggio aerobico di tipo industriale al servizio di oltre 100mila abitanti. Parole riprese anche nel consiglio comunale straordinario di Zagarolo, nel quale Daniele Leodori ha parlato proprio di questo tipo di impianto. Non tornerò sulla differenza tra "aerobico" ed "anaerobico/biogas". 

L'unica premessa che faccio, a quanto riportato di seguito, è che il sottoscritto, tutti i consiglieri di opposizione del Comune di Gallicano nel Lazio ed alcune associazioni locali (tra cui Comitato per Gallicano, URAZ di Valle Martella, Italia Nostra, Sarà e Salviamo Villa Adriana) siamo contrari non solo a questo tipo di impianti "industriali", ma anche alla loro localizzazione: Passerano, sempre e comunque. 

I sottoscritti sono per un impianto sì aerobico, ma di comunità, al servizio di un piccolo comune come può essere quello di Gallicano nel Lazio e da localizzarsi altrove. Magari, come imporrebbe la normativa, non distante dalle isole ecologiche.

Ma veniamo ai fatti, leggo sul sito di Repubblica che:

Due operai sono morti nell'impianto di compostaggio Kyklos di Aprilia, di proprietà di Acea. I vigili del fuoco sono intervenuti nella ditta e hanno recuperato i corpi.

L'allarme è scattato verso le 9.45 in via delle Ferriere 15. Le vittime, due autotrasportatori dipendenti di una ditta esterna di 44 e 42 anni ed entrambi della provincia di Viterbo, arrivati sul posto, stavano caricando i loro camion di percolato e, a quanto riferito dai carabinieri che indagano sul caso, erano privi di protezioni. Avrebbero accusato il malore mentre sversavano la sostanza dall'autocisterna. Inutile il tentativo di rianimarli, quando i sanitari del 118, chiamati per un'intossicazione, sono arrivati sul posto, gli operai erano già deceduti. Non è ancora certo se il decesso sia stato causato dall'inalazione della sostanza (sembra perclorato) o dalla caduta avvenuta da alcuni metri, probabilmente dal cassone del camion.

L'area attorno alla Kyklos, per alcune centinaia di metri è stata interdetta. Sul posto sono al lavoro i carabinieri del reparto territoriale di Latina, oltre che dei vigili del fuoco, della Asl e dell'Arpa. Presente anche il magistrato di turno. La Procura del capoluogo pontino ha aperto un fascicolo. Le salme sono sotto sequestro giudiziario in attesa dell'esame autoptico, ma si ipotizza che ad ucciderli siano state le esalazioni del percolato.

Nell'impianto vengono prodotti concimi organici derivanti dalla lavorazione dell'umido proveniente dalla raccolta dei rifiuti. Ci sarebbero altri operai intossicati e l'area attorno alla Kyklos, per alcune centinaia di metri è stata interdetta. Alle persone che stanno affluendo nell'area viene raccomandato di munirsi di mascherina sanitaria. "C'è il rischio di contaminazione", si spiega.

Lo stabilimento Kyklos è dell'Acea e sinora - si sottolinea - non erano mai avvenuti casi simili. Si estende su 90mila metri quadrati di superficie. In base a quanto riferito in un blog di un comitato cittadino della zona nel corso del 2010 è stato autorizzato un incremento della potenza del trattamento dello stabilimento fino a un massimo di 66mila tonnellate all'anno. "Da anni gli abitanti della zona - si legge su un sito locale - denunciano i cattivi odori e la pericolosità dell'impianto, appelli rimasti purtroppo inascoltati".

Si allunga così la lista delle morti sul lavoro provocate dalle esalazioni. L'8 aprile scorso a Molfetta, un'altra tragedia non lontano dallo stabilimento Truck center dove nel 2008 morirono cinque persone. Padre e figlio, per salvare il fratello caduto all'interno di una cisterna, hanno perso la vita uccisi dalle esalazioni degli scarti contenuti in una fogna interna alla ditta dove confluiscono gli scarti della lavorazione del pesce. Una intossicazione da esalazioni venefiche l'11 giugno 2008 ha Mineo, 35 chilometri da Catania, è stata fatale per sei operai che lavoravano nella struttura consortile di Mineo. Quattro erano dipendenti comunali (uno era un precario dei Lsu) e gli altri due di un azienda privata. Sono stati trovati abbracciati, forse nel tentativo di salvarsi a vicenda. Invece sono rimasti intrappolati dentro quella 'camera della morte'.

Il 26 maggio 2009, in Sardegna, in tre
sono morti nella grande raffineria Saras a Sarroch vicino a Cagliari asfissiati da gas tossici. Secondo una relazione di Inail per il 2013 presentata i primi di luglio alla Camera dal presidente dell'istituto Massimo De Felice, stanno diminuendo gli infortuni sul posto di lavoro e soprattutto i decessi, addirittura al minimo storico.