giovedì 21 agosto 2014

Autismo, "non è cieco, non è sordo, cammina": l'Inps toglie l'accompagno

ROMA – Non è sordo, non è cieco, cammina: quindi, non è autistico. E perde l’accompagno. Non è uno scherzo, ma è quanto ha stabilito, alcune settimane fa, la commissione dell’ Inps di Pozzuoli, dopo aver “visitato” Luigi, un ragazzo di 15 anni che, fino a questo momento, aveva ricevuto regolarmente l’accompagno, per via del disturbo autistico regolarmente certificato. Disturbo confermato anche, poche mesi fa, dalla visita per la104, che gli ha riconosciuto un autismo grave, di livello 4. A denunciare il caso è Ugo, fratello di Luigi, che chiede aiuto in rete e subito mette in moto la macchina della solidarietà on-line: decine, in poche ore, i commenti e i consigli che il suo post riceve. E non sono pochi quelli che riferiscono di aver vissuto la stessa esperienza. 


“Mio fratello Luigi, autistico e a tratti iperattivo, compirà 15 anni lunedì – scrive -  Finora ha percepito un'indennità di 480, euro con cui mia madre paga(va) l'affitto di casa, poiché non può lavorare dovendo badare a lui. A luglio li ho accompagnati all’Inps di Pozzuoli per la visita di controllo di mio fratello e stamane è arrivata una carta con scritto su sapete cosa? Che a mio fratello non hanno riconosciuto l'autismo perché, testuali parole, ‘non è cieco, non è sordo, non è muto ed è riuscito ad arrivare da Ischia (dove vive con la mamma, ndr) a Pozzuoli (dove viveva fino a un anno fa, sempre con la mamma, ndr) senza problemi’. Io vi chiedo aiuto: mia madre è in difficoltà e non sa a chi rivolgersi. Ha anche un foglio, sul quale la neuropsichiatra attesta che mio fratello è affetto da autismo in modo permanente”. 
Il problema, a quanto pare, è che l’autismo di Luigi, come quello di tanti, non è così evidenti, specie a chi lo osserva per poco tempo: “Lui non è né scemo né pazzo – spiega la mamma, disperata – Sa come si chiama, sa dove vive e sa rispondere al saluto e alle domande. Ma vive in un mondo suo, non può camminare da solo, nono vuole uscire di casa, gioca con i pupazzetti e io non posso muovermi di casa, costretta ad occuparmi sempre di lui. Questo i medici non lo hanno visto e non lo hanno voluto sentire. Per loro, Luigi sta bene!”. I problemi di Luigi sono emersi quando ancora era piccolo, notati sia dal pediatra che dalle maestre di asilo: “Da quando aveva 34 anni abbiamo iniziato le terapie in un ottimo centro, dove ha fatto progressi: a 6 anni ha iniziato a parlare e ha smesso di camminare sulle punte, ma non si può certo dire che stia bene. Forse se nella stanza della commissione avesse buttato tutto per aria, come spesso fa a casa, sarebbe stato meglio!”. Ora, a settembre, Luigi inizierà a frequentare l’istituto alberghiero: “Sempre con il sostegno – spiega la mamma – perché da solo non può fare nulla. Io sono disperata: quei soldi ci servono per pagare l’affitto, il comune mi ha detto chiaramente che non ha soldi per aiutarci: non abbiamo l’assistenza domiciliare, né un minimo contributo economico. Io non vorrei vivere con i soldi di mio figlio: vorrei che lui stesse bene e io potessi lavorare. Ma le cose sono andate diversamente e finora ce la siamo cavata. Adesso non so proprio come farò”. 
La storia di Luigi è simile a quella di tanti altri ragazzi autistici: minori, in molti casi, i quali tra l’altro l’Inps, ultimamente ha esonerato dalla visita di prevedibilità, con una circolare dedicata. Eppure, “Ugo ti capisco – scrive Manuela – Anche a mio figlio autistico hanno negato l’accompagnamento perché deambula”. E ancora: “Anche al mio avevano negato l'accompagnamento – scrive Danila - poi sono andata all'Inac della mia zona e l'avvocato ha preso la causa, sapendo che l’avrebbe vinta. E così è stato: alla Asl sono state addebitate anche tutte ,le spese legali”. Anche per Chiara, stessa storia: “A marzo di quest’anno hanno tolto la pensione anche a mio figlio – scrive - Il suo disturbo, come la maggiorparte nella sfera autistica, è molto altalenante: ha alti e bassi, periodi tremendi e periodi più tranquilli. Il caso ha voluto che durante la visita lui si sia comportato benissimo e quindi per i 'grandi competenti' il bimbo non ha nulla. Risultato: pensione tolta. Sono andata immediatamente dal mio avvocato, la quale mi ha mandato dal medico legale che ha fatto una perizia al bimbo. Poi mi hanno fatto fare una relazione dall' istituto che lo segue da anni: deve esserci scritto che il bimbo non è capace di svolgere gli atti quotidiani. A ottobre saremo in tribunale.”. Il problema, insomma, è più comune di quanto non sembri. Il famoso detto “Mal comune, mezzo gaudio”, però, in questo caso non sembra pertinente… (cl)

fonte  http://www.redattoresociale.it