venerdì 17 ottobre 2014

Biogas. Sequestrano le centrali per troppo inquinamento

La truffa del biogas a danno di salute, ambiente ed economia

Il biogas è una speculazione che si regge solo su forti incentivi. Grazie all'enorme business la lobby ha "concreti" argomenti per "convincere" molti politici, tecnici, accademici a dichiarare che rappresenta una soluzione ecologica. In realtà il biogas produce energia elettrica in modo inefficiente inquinando 10 volte tanto una centrale a gas. Nel COT (carbonio organico totale) emesso dai camini vi è (60% emissioni) formaldeide un composto cancerogeno. Le ARPA enti controllati dalla politica (che tutelano prima la politica pi la salute e l'ambiente) evitano di fare controlli perché sanno (dai pochi fatti) che le centrali sono nella maggior parte fuori legge. Hanno poi il coraggio di affermare "anche se sforano non ha importanza perché sono emissioni trascurabili".   Non la pensano così in Germania dove applicano alle centrali a biogas limiti specifici per la formaldeide ritenendolo un serio problema. In Italia, comunque, se fosse applicato (per opportuna assimilazione ad altre categorie di impianti) il limite vigenteper le emissioni di formaldeide il 100% delle centrali a biogas chiude il giorno dopo. Oltre alla nota dell' ANSA che segnala il sequesto di due centrali a biogas delle Marche (per sforamento ripetuto e cronico dei COT) riportiamo anche un articolo tecnico sul tema. Esso oltre a mettere in chiaro che le biogas non saranno mai poco inquinanti perché ridurre le emissisoni di COT (formaldeide e metano) ridurrebbe significativamente il profitto speculativo, sottolinea come il metano incombusto contribuisce a quelle emissioni di gas serra che il biogas dovrebbe ridurre. 

fonte http://www.ansa.it/marche/notizie/2014/10/16/troppo-carbonio-chiusi-impianti-biogas_0205d927-7612-4f8d-a49d-95bbd8d34b87.html

Troppo carbonio, chiusi impianti biogas

A Loro Piceno e Corridonia, sequestro disposto dal Gip

(ANSA) - MACERATA, 16 OTT - Su richiesta della procura, il Gip di Macerata ha disposto il sequestro cautelare delle due centrali a biogas di Loro Piceno e Corridonia. Il provvedimento, eseguito da agenti del Corpo forestale dello stato, è stato assunto in seguito ad un nuovo superamento del tetto massimo di emissioni di carbonio organico totale nell'atmosfera.

----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

Di seguito riportiamo un estratto di un articolo da una rivista tecnica di settore RCI progettare rinnovabili, riscaldamento, climatizzazione, idronica n. 6 giugno 2014 "Il problema delle emissione delle piccole centrali a cogenerazione a biogas", pp. 54-59. a firma di Cristiano Vergani 

L'articolo mette in evidenza come la "svista" del legislatore (chissà come mai?) nel "dimenticare" il grave problema di emissioni inquinanti delle centrali a biogas non durerà a lungo. Ma così come sono strutturati gli impianti - con sistemi di abbattimento emissioni tutto sommato semplici e poco costosi - essi non possono emettere poca formaldeide e poco metano incombusto. O applicano un post-combustore che riduce la resa dell'impianto (e fa perdere agli speculatori i previsti superprofitti) o si devono applicare complessi sistemi. Precisa l'autore:

 ... alla fine, il treno dei dispositivi di trattamento (SCR+OXI+RTO) finirebbe per costare più del solo motogeneratore (in pratica è come se la marmitta catalitica costasse più di tutto il resto dell’automobile.








Il problema della formaldeide  e del metano

La presenza di formaldeide e di metano incombusto nelle emissioni del biogas rap-presenta un grosso problema potenziale, per ora non completamente emerso per-ché oggetto di diverse interpretazioni a livello di imposizione dei limiti.Per quanto riguarda la formaldeide (CH2O), si tratta del composto organico più abbondante tra i residui di combustione del gas metano (fino al 60% del totale). Attualmente non viene imposto un limite specifico sugli impianti alimentati a biogas, in quanto esiste il limite sul COT (Carbonio Organico Totale) che si riferisce all’insieme di tutti i composti organici. In Germania invece viene imposto un limite specifico (TA-LUFT 2002) pari a 60 mg/Nm3. In re-altà, anche in Italia esiste un limite specifico (ben più restrittivo), stabilito del Dlgs 152, pari a 20 mg/Nm3, attualmente non imposto su questa classe di impianti: se lo fosse, sarebbe ben arduo rispettarlo, visto che richiederebbe un dimensionamento molto più abbondante dei catalizzatori ossidanti OXI usati per l’abbattimento, molto maggiore di quelli usati attualmente sul mercato tedesco, già difficilmente gestibi-li dal punto di vista dei costi. Dato che la formaldeide è un cancerogeno accertato per la specie umana, è presumibile che tale “svista” nell’imposizione dei limiti non possa durare ancora a lungo.Il metano invece, oltre ad essere il maggiore costituente del biogas, è sorprendentemente anche uno dei maggiori costituenti dei suoi residui di combustione allo scarico: l’importanza del metano come gas serra è notevole, quindi il fenomeno del rilascio abbondante in atmosfera da parte dei motori alimentati in tutto o in parte con questo gas sta attirando velocemente l’attenzione del legislatore. 

Attualmente, il metano non viene considerato come parte della quota di COT, viene semplicemente escluso e non esiste un limite specifico di emissione. Tuttavia, sono molto forti le pressioni affinché anche la quota dei composti metanici entri a far parte del COT, il che renderebbe molto problematico il suo trattamento per rientrare nei limiti (in questo momento, le fazioni favorevole e contraria all’incorporamento del metano nel COT si stanno combattendo a colpi di sentenze dei TAR di Regioni diverse). Senza entrare eccessivamente nello specifico, la causa della presenza massiccia di metano allo scarico (da centinaia a migliaia di mg/Nm3) nei motori a gas, dipende principalmente da motivi strutturali, la cui soluzione richiederebbe una riprogettazione del parco motoristico, un’opzione attualmente non sostenibile per il mercato della cogenerazione, considerato una piccola nicchia marginale dai produttori di grandi motori stazionari: ciò porta all’esclusione delle possibili misure di abbattimento primarie (all’origine). Le misure di abbattimento secondarie (delle emissioni) sono purtroppo molto difficili da applicare (praticamente impossibili) con i reattori catalitici attualmente in uso: ciò non vuol dire che un intervento efficace sia tecnicamente non fattibile, ma ciò significherebbe dover installare un ulteriore dispositivo specifico a valle dei reattori catalitici, una soluzione che rischierebbe di rendere l’impianto non sostenibile economica-mente. Infatti, l’unica soluzione disponibile per l’abbattimento del metano negli scarichi consiste nella sua combustione, il che richiede la presenza di un bruciatore (post-combustore). Il problema è che per alimentare questo combustore servirebbe una quota non indifferente del biogas disponibile, con un aumento notevole dei consumi e quindi un sensibile calo del rendimento energetico complessivo dell’impianto. Oppure, si potrebbe utilizzare un dispositivo molto meno energivoro, ovvero un combustore rigenerativo (RTO), in grado di recuperare gran parte del calore di combustione del metano per preriscaldare il metano stesso a monte della zona di combustione. In questo caso si avrebbe addirittura un incremento del rendimento energetico complessivo, ma a spese di un deciso aumento dei costi di installazione: alla fine, il treno dei dispositivi di trattamento (SCR+OXI+RTO) finirebbe per costare più del solo motogeneratore (in pratica è come se la marmitta catalitica costasse più di tutto il resto dell’automobile). Senza contare il fatto che ci si troverebbe a dover gestire un insieme di impianti complessi, ognuno bisognoso di attenzioni e manutenzioni specifiche.Possibili soluzioni

Sembrerebbe quindi che realizzazione di impianti cogenerativi a biogas in grado di rispettare i limiti più restrittivi, quindi idonei ad accedere a degli incentivi che ne rendano profittevole la gestione, sia una specie di missione impossibile: di fatto, il mercato di questa tipologia di impianti si è “congelato”, con gravissimi danni a tutto il comparto industriale che se ne occupa: se questo era l’intento di chi ha redatto il piano vigente di incentivazione, bisogna dire che c’è riuscito in pieno. Ma noi siamo ottimisti e preferiamo credere che, in realtà, il vero intento sia stato quello di voler sospingere i costruttori di impianti di trattamento delle emissioni verso una maggiore innovazione. In effetti, questa sembra l’unica strada percorribile per uscire da questa impasse, ovvero la messa a punto di un nuovo dispositivo creato appositamente per le esigenze specifiche dei motogeneratori a biogas. Purtroppo l’impresa appare assai difficoltosa, vista la piccola taglia di potenza (≤ 300 kWe) degli impianti maggiormente candidati ad essere favoriti dal mercato data la maggiore incentivazione prevista, per cui questo dispositivo dovrebbe essere sì molto efficiente ma, allo stesso tempo, comportare bassi costi di installazione e di gestione, due aspetti ben difficilmente conciliabili tra loro. Dopo un primo tentativo di seguire la stra-da percorsa in Germania (ovvero l’uso di catalizzatori OXI dimensionati anche per la formaldeide e l’aggiunta di un combustore rigenerativo all’esistente reattore SCR+OXI) ci si è resi conto che il diverso regime di incentivi e l’incertezza sui limi-ti di prossima applicazione, che rischiano di essere più restrittivi di quelli tedeschi, avrebbe reso inapplicabile tale soluzione: allora non rimane che una sola possibilità, cioè l’installazione di un solo dispositivo in grado di abbattere a largo spettro, con elevata efficienza e limitate esigenze energetiche, tutti quanti gli inquinanti coinvolti. In pratica, si tratta di realizzare un combustore rigenerativo, di per sé in grado di ossidare CO, COT (formaldeide e metano compresi) che sia in grado di abbattere efficacemente anche gli ossidi di azoto. Tale dispositivo esiste come prototipo di un costruttore nazionale, ed è stato possibile realizzarlo integrando nella struttura di un RTO la tecnologia SNCR, ovvero una riduzione selettiva non catalitica, meno efficiente della tecnologia catalitica SCR, ma decisamente meno costosa e complessa. Di fatto, i motori a biogas sono caratterizzati da un’emissione di ossidi di azoto inferiore a quella tipica di altri combustibili, permettendo così l’impiego di una tecnologia meno efficiente, ma altrettanto affidabile dell’alternativa più costosa abitualmente impiegata. Ora, se tale promettente soluzione si rivelerà all’altezza delle aspettative, non rimane che sperare che gli incentivi possano essere effettivamente erogabili, altrimenti il solerte legislatore dovrà inventarsi ancora qualcosa per renderli di nuovo irraggiungibili!
fonte: www.sgonfiabiogas.blogspot.com