giovedì 20 novembre 2014

Droga: un argine chiamato famiglia

  Una Relazione governativa parla di "genitori presenti" come "fattore protettivo" al consumo di sostanze tossiche. Le due strade a disposizione per le cure: il servizio pubblico e il privato sociale.

di Pino Ciociola
Il primo e più efficace argine alla droga era e resta la famiglia. Pagina 83 dun una delle ultime Relazioni sulle tossicodipendenze presentata dal Governo al Parlamento: «I fattori protettivi rispetto all'utilizzo di droghe - si legge, chiaro e tondo - risultano essere il percepire l'interessamento nei propri confronti da parte dei genitori e avere una positiva relazione con gli stessi». Non che questo garantisca la lontananza dalle droghe e lasci dormire sonni tranquilli, eppure avere mamma e papa "presenti" si è sempre rivelato per i più giovani appunto una gran protezione da sballi e stupefacenti idiozie.
Quando tuttavia un figlio comincia in qualche modo a "farsi", la vita dell'intera famiglia prende una piega diversa e imprevedibilmente terribile. Con un interrogativo angosciante e difficilissimo: come e dove muoversi per salvarlo? Non esistono bacchette magiche, né una "ricetta" per curare la droga. Tanto più tenendo conto che la droga non è mai il problema, ma la conseguenza di un problema. E che un ragazzo non uscirà mai dalla tossicodipendenza fintanto che non avrà veramente deciso di volerlo. Così la famiglia ha solitamente a disposizione due strade principali: il servizio pubblico e le comunità private.
Ci si può rivolgere al proprio medico di famiglia, venendo indirizzati al Sert locale. Cioè i Servizi pubblici per le tossicodipendenze, istituiti dalla legge 162 del 1990. Lo scorso anno il ministero della Salute ne ha contati 535 per la cura e riabilitazione delle dipendenze. Sono attivi all'interno della Asl e vi lavorano (sebbene siano spesso sott'organico) medici specialisti in farmacologia, infettivologia, psichiatria, sociologi, psicologi, assistenti sociali, educatori, infermieri. Operano naturalmente non tutti nella stessa maniera: in alcuni si privilegia l'intervento farmacologico, in altri si punta maggiormente sull'aspetto psicosociale. (...)
Se con la vecchia legge sulla droga soltanto il Sert poteva certificare lo stato di tossicodipendenza e quindi eventualmente avviare il ragazzo a una comunità terapeutica, con la nuova è possibile rivolgersi direttamente a una struttura privata di recupero. (...)
Per quanto riguarda l'offerta di trattamento, il rapporto tra utenti in carico e personale impiegato mostra nel privato sociale valori che oscillano da un operatore per ogni ragazzo a un operatore ogni sei (rapporto che però conteggia anche i volontari). Presso i Sert lo stesso rapporto varia da un operatore ogni venti ragazzi a un operatore ogni trenta.