mercoledì 7 gennaio 2015

Charlie Hebdo: ma il vero nemico non ha divisa. Non ha nome. Non ha religione.






Tutti sappiamo quello che è successo ieri a Parigi. Se non lo sapere vi rimando al link.

Un atto criminale. Punto.

Ma pochi istanti dopo il fatto, sui social network si è scatenata la "caccia all'infedele islamico", l'appello a nuove crociate, addirittura chi ha invocato il Papa emerito (eh sì, perché quello ufficiale, non essendo tedesco, non va bene). Follia pura.

Ma d'altra parte c'è anche chi, con chiccheria radicale, rinfaccia qua e la il fatto che "se la sono cercata". Furono le stesse parole che disse il mio professore di filosofia e storia riguardo gli attacchi dell'11 settembre. Sappiamo tutti come sono andati in realtà i fatti del 2001. Quello che non sappiamo, o che non sapremo almeno per un po', è la verità sui fatti di Charlie Hebdo.

Non basta una kefia ed un kalashikov per fare un terrorista islamico. Come se poi bastasse uno scontro tra religioni per spiegare la spesa di centinaia di milioni in armi e materiale bellico da parte di super potenze e signori della guerra.

Ricapitoliamo.

Nel 2001 ci hanno fatto bere le torri gemelle e via in Afghanistan a cercare Bin Laden, poi è stato il turno dell'Iraq di Saddam, poi di Gheddafi (amico di Putin), poi Assad in Siria che torturava i ribelli che nel frattempo erano diventati ISIS e quindi Assad non era più un nemico. Poi è toccato a Putin in Crimea e all'Ucraina.

Siamo in guerra? Sì, ma non una guerra tra poveri (come vorrebbero farci credere - o farci fare), ma una guerra combattuta da burattinai in giacca e cravatta, con la Visa nella fondina. Guerra per l'approvvigionamento energetico. E chi ne fa le spese? Gli ultimi sono stati i 12 di Charlie Hebdo, ma la lista è ben più lunga.

Io sto con Charlie Hebdo per quello che rappresenta in questo senso. Una pedina da sacrificare sull'altare della guerra mediatica per generare odio. Per giustificare tutto ed il contrario di tutto.