lunedì 23 marzo 2015

Perché l'anticipo sul Tfr non conviene? Ce lo spiega la CGIA di Mestre

Entra nel vivo l'operazione Tfr in busta paga fortemente voluta dal premier Matteo Renzi con l'obiettivo di rilanciare i consumi. Con la pubblicazione avvenuta nei giorni scorsi in Gazzetta Ufficiale del Decreto del presidente del Consiglio dei Ministri n° 29, i lavoratori dipendenti del settore privato hanno ora la possibilità di chiedere al proprio datore di lavoro l’anticipazione della liquidazione nello stipendio mensile.

La richiesta va inviata alla propria azienda e avrà efficacia il mese successivo a quello di formalizzazione della domanda.

Il provvedimento è stato già oggetto di diverse voci critiche, tra cui quella del neo presidente dell'Inps Tito Boeri, che a suo tempo aveva espresso perplessità su questa misura. E da ultimo è arrivato anche il parere della Cgia Mestre il cui ufficio studi ha effettuato alcune simulazioni sulla convenienza dell'operazione.

"Purtroppo, sottolinea l’operazione rischia di non decollare, visto che il legislatore ha deciso che l’anticipazione del Tfr subirà la tassazione ordinaria e non quella separata. Pertanto, a un lavoratore dipendente, soprattutto se non più giovanissimo, converrà percepire il Tfr al termine della carriera lavorativa, anziché chiederne l’anticipo", è la conclusione a cui giunge la Cgia Mestre.

Numeri alla mano, "secondo i nostri calcoli", dichiara Giuseppe Bortolussi segretario della Cgia veneta, "rispetto all’erogazione della liquidazione al termine del rapporto di lavoro, chi ne chiederà l’anticipazione pagherà più tasse per un importo che su base annua oscillerà tra i 230 e i 700 euro circa. Ovviamente l’aggravio fiscale tenderà ad aumentare al crescere del livello di reddito del soggetto richiedente”.

Perché con l’anticipo mensile del Tfr si pagano più tasse? Dalla Cgia ricordano che a fine carriera lavorativa la liquidazione viene tassata separatamente con la media delle aliquote degli ultimi cinque anni che tiene indirettamente conto delle detrazioni per lavoro e per i carichi familiari.

"Nel caso dell’anticipazione introdotta dal Governo Renzi, invece, quest’ultima si cumula con il reddito e conseguentemente aumenta anche la tassazione. Infatti, l’aumento del reddito dovuto all’integrazione legata al Tfr mensile in busta paga viene tassato con l’aliquota marginale, ovvero quella che interessa la parte più elevata del reddito. Inoltre, quando aumenta lo stipendio si riducono gli effetti economici delle detrazioni per i figli a carico e quelli legati agli assegni familiari".

Infine, ricorda la Cgia Mestre, mentre la liquidazione erogata a fine carriera è “risparmiata” dall’applicazione delle addizionali comunali e regionali Irpef, l’anticipo mensile no.

Cgia Mestre riporta alcuni esempi. Se un dipendente senza famigliari a carico opta per l’anticipazione mensile del Tfr, l’aggravio fiscale oscillerà tra i 236 euro all’anno, nel caso di un lavoratore con un reddito imponibile Irpef di 15.000 euro, fino a 623 euro, nel caso di un reddito da lavoro dipendente di 80 mila euro.

Se, invece, a chiederne l’anticipazione è un dipendente con moglie e un figlio a carico, l’incremento fiscale varierà tra i 362 euro (per un lavoratore con un reddito imponibile Irpef di 15 mila euro) e i 696 euro (nel caso di un reddito da lavoro dipendente di 80 mila euro).