giovedì 9 aprile 2015

Difficoltà a scuola. Un campanello d’allarme?



Quando è lecito preoccuparsi delle difficoltà di apprendimento e procedere ad un’indagine approfondita? L’importanza d’intervenire precocemente

Da diversi anni risulta sufficientemente chiara la differenza tra “difficoltá” e “disturbi dell’apprendimento”. Si tratta di una distinzione sempre più consapevole; merito anche dei numerosi corsi approntati per genitori ed insegnanti interessati alle problematiche degli alunni. Gli insegnanti oggi sono generalmente molto più attenti allo sviluppo delle competenze dei ragazzi a scuola, per individuare precocemente eventuali discrepanze rispetto al livello della classe; così come le famiglie sono più solerti nell’attivare aiuti mirati per i propri figli. Ma quando è lecito preoccuparsi delle difficoltà di apprendimento e procedere ad un’indagine approfondita?
Risulta ormai condiviso che tra la fine della seconda e l’inizio della terza elementare sia possibile fare diagnosi di “disturbo dell’apprendimento”; quello che sembra meno chiaro riguarda gli eventuali interventi prima di questo momento. Sebbene, infatti, non sia possibile riferirsi ad un disturbo specifico prima di un questo momento, sarebbe opportuno preoccuparsi delle difficoltà presenti e di quanto incidano nello svolgimento di una serena didattica scolastica. Inoltre, la legge sui Bisogni Educativi Speciali, chiarisce la necessità di intervenire in modo specifico, al fine di sostenere negli apprendimenti quei bambini in svantaggio rispetto agli altri.
Quale sarebbe il beneficio nell’indugiare? Soprattutto negli apprendimenti sarebbe auspicabile inserire subito un aiuto, approfittando della plasticità neurale dei bambini e della facilità di apprendere ed adattarsi all’ambiente. Vi sono inoltre variabili che possono incidere pesantemente sul senso di efficacia scolastica, di auto-stima personale e di motivazione all’apprendimento, per le quali un intervento precoce diminuirebbe la sintomatologia e l’impatto di questa sullo sviluppo sereno dei ragazzi.
Se la maggior parte dei bambini di una classe leggono speditamente o scrivono velocemente, quei pochi che non eguaglieranno le prestazioni della maggioranza, si sentiranno meno efficienti, meno bravi, meno intelligenti, con possibili devastanti conseguenze sul grado di fiducia nelle proprie capacità e sul proprio benessere a scuola. Quando gli individui, infatti, ricevono un riconoscimento positivo circa il proprio valore sulla base dei propri sforzi, tendono a ripetere quei comportamenti, rendendo sistematico l’uso di prassi funzionali. Altresì, quando non si ottiene soddisfazione, ma si sperimenta spesso il fallimento, nonostante il proprio impegno, l’individuo tende ad estinguere il comportamento, evitando le occasioni di possibile critica e sofferenza. Avere, pertanto, una diagnosi specifica e precoce delle peculiari difficoltà di apprendimento facilita l’intervento, migliora la qualità della didattica ed incide sullo sviluppo di un adeguato senso di auto-efficacia negli alunni.
Successivamente, se la fatica si concretizzerà nel delinearsi di un vero e proprio disturbo, i docenti e la famiglia non dovranno fare altro che continuare, con le modalità specifiche per ogni studente, a lavorare per una didattica di inclusione, più funzionale all’acquisizione delle conoscenze richieste dalla scuola, supportati dall’uso di misure compensative e/o dispensative, come previsto dalla legge per i DSA (per distinzioni ulteriori tra PDP e PEI, si vedano articoli precedenti).