martedì 19 maggio 2015

Migranti, il business dell'emergenza


Tratto da l'Espresso 21 gen 2015
Dopo gli scandali, forse per pudore, non è più definita “emergenza”. Il risultato però è lo stesso: fiumi di soldi, controlli inesistenti, sprechi accertati. Dalla primavera del 2014 le prefetture di tutta Italia stanno affidando per vie “straordinarie” i servizi d’accoglienza per migranti. L’impegno economico per lo scorso anno supera i 480 milioni di euro, considerando vitto, alloggio e una minima assistenza. Le altre spese (organizzazione, trasporti) non è dato saperle: il ministero dell’Interno non ha risposto a “l‘Espresso”.

Intanto, grazie alle procedure direttissime del Viminale una pletora di hotel, agriturismi, bed and breakfast e persino officine si sono riempite di richiedenti asilo, con rimborsi giornalieri dai 30 ai 35 euro pro capite. Una ricca occasione: le strutture temporanee non devono rendicontare le spese; se riescono a risparmiare, tagliando magari sulle attività per i rifugiati, è tutto guadagno. I prefetti, dicono, pagano pure puntualmente.

In questa rete rabberciata sono raccolte oggi 33mila persone. E se la fretta di trovare alloggi è giustificata dall’aumento choc degli sbarchi, meno comprensibile è la nebbia che circonda i contratti, a partire dal gran numero di prefetture (Calabria in testa) che dimenticano di pubblicare online  affidatari e importi, come impone la legge. «L’emergenzialità favorisce chi lucra e rischia di provocare bombe sociali», sintetizza Berardino Guarino, dirigente del Centro Astalli di Roma, il ricovero per migranti fondato dai gesuiti.

Il suo più che un teorema è una constatazione: nella Capitale il fiume di soldi dell’emergenza (quella sì chiamata così anche nei documenti ufficiali), dichiarata nel 2011 per le rivolte del Nord Africa , ha rimpinguato le casse del consorzio Eriches di Salvatore Buzzi , il braccio destro di Massimo Carminati. Il business ha significato anche altro. I maxi-condomini affittati di corsa nelle periferie hanno trasformato spesso l’accoglienza in disperazione, quindi in disagio, infine in scontri, come è successo a Corcolle o a Tor Sapienza . «La lezione non è servita», scuote la testa Guarino: «A Roma ci sono ancora 3500 posti “straordinari”. E manca un piano per l’integrazione».

Ad approfittare dell’Emergenza Nord Africa – un miliardo e 300 milioni fra il 2011 e  febbraio 2013 - e poi di Mare Nostrum non è stata solo la società di Buzzi, aderente alla rossa Lega Coop. La cattolica Domus Caritatis , che gestisce decine di centri a Roma e ha una partecipazione al Cara di Mineo, ha raddoppiato il fatturato: da 18 a 36 milioni. Come lei si sono ingranditi i gruppi di cui fa parte: il Consorzio Casa della Solidarietà, rappresentato da Tiziano Zuccolo (intercettato al telefono con Buzzi: «L’accordo è al 50 per cento, dividiamo da buoni fratelli», dicevano degli appalti) e La Cascina, vicina a Cl.

Rispetto agli sprechi dell’Emergenza Nord Africa, denunciati da “l’Espresso”, qualcosa è cambiato. I costi sono più contenuti: si è passati da 45 a circa 30 euro al giorno. E il governo ha aumentato i posti “ordinari” prima di aprire il suk di quelli extra.I vantaggi sono quattro: i soldi per i servizi (denominati Sprar) arrivano in gran parte dall’Europa, non dallo Stato. Le coop sono costrette a rendicontare le spese. I controlli sono (in teoria) maggiori. E soprattutto sono coinvolti gli enti locali.

L’ampliamento d’urgenza però - i Comuni sono passati in un anno da 3mila a 20mila posti – ha intaccato la qualità generale di un sistema considerato d’eccellenza, come nota Gianfranco Schiavone di Asgi (associazione studi giuridici per l’immigrazione). «Metà dei progetti finanziati per i prossimi tre anni ha ricevuto una valutazione molto bassa, lontanissima dal punteggio riconosciuto al primo, che è del comune di Parma». Su 446 progetti, poi, 226 sono in Sicilia, Puglia, Calabria e Basilicata. «Per questo insistiamo sulla necessità di un piano nazionale», conclude il giurista. Ma con i piani si fanno meno soldi. Mentre l’emergenza è un affare d’oro. Tanto paga il prefetto.