martedì 28 luglio 2015

CHI HA PAURA DEL MEGACIMITERO? (da stampare e conservare)

Devo ringraziare +Giulio Cavalli per lo spazio che ha riservato non al sottoscritto, ma alla vicenda del megacimitero di Gallicano. Dalle pagine di Left ha saputo ben descrivere e raccontare con dovizia di particolari non di poco conto, tutta la vicenda che, a conti fatti, è ormai chiara.
Questo articolo, post o come caspita volete chiamarlo, verrà stampato da una persona che indossa una divisa ed inserito in qualche fascicolo riguardante la mia persona. Tranquilli, potete continuare a leggerlo. Almeno questo, ancora per adesso, in Italia è consentito. Leggere. Ed è consentito anche parlare, ma non ai comuni cittadini, ma a quei prassiti della società che si nascondono dietro apparenti meriti politici, che fanno di tutto per gettare fango su onesti ragazzi che hanno scelto una via diversa dall'emigrazione, ma certamente non meno difficile. Sono parassiti che per anni hanno munto la mammella di mamma repubblica e adesso fanno i moralisti a corrente alternata o magari gli antimafiosi da carnevale. Di questa gente, che oggi finge di essere contro... contro tutto... anche contro se stessi, l'Italia non ha bisogno. L'Italia, ed ogni piccolo comune, ogni città, ha bisogno di respirare aria nuova che spazzi via la puzza del compromesso morale.

A chi mi chiede se questo cimitero si farà o no, non so dare una risposta certa e chiara. Come per il biogas, si potrebbe ragionare per "se": se non fossero scese in piazza 400 persone... se non avessimo fatto uno studio accurato sui danni dell'impianto... se... se... Ma non è la politica dei "se" quella che migliorerà questa Italia. Certezze non ne abbiamo. Ma non ne hanno nemmeno i fautori dei "posti di lavoro" a tutto spiano. Non ne hanno coloro che hanno ricevuto promesse di posti di lavoro, non ne hanno nemmeno più coloro che le hanno fatte pur sapendo di non poterle mantenere. Non ne hanno più nemmeno coloro che stanno minacciando chiunque provi a mettere in discussione questo progetto.
Il dibattito è aperto. O meglio. Lo teniamo aperto perché se ne parli. Altrimenti sarebbe tutto coperto da una coltre di silenzio assordante.  Perché? Perché c'è una cosa che si chiama "amor proprio" ed è difficile da insegnare a chi non ne ha. Tutt'al più se ne può dare una spiegazione.