mercoledì 16 settembre 2015

Gallicano nel Lazio: IMU EDIFICABILI, consiglio comunale del 15 settembre 2015




È bene riepilogare come siamo giunti fino ad oggi, in questo consiglio comunale. La richiesta di consiglio comunale straordinario è del 16 aprile 2015. Avremmo potuto adire le autorità competenti per far rispettare il nostro diritto di consiglieri comunali, ma per senso di responsabilità non lo abbiamo fatto. Anzi, abbiamo convenuto di aggiornare la proposta a seguito di commissioni e conferenze. Nel frattempo, la diffida della prefettura e la necessità di approvare il bilancio di previsione 2015 in tempi celeri, ha portato questo consiglio a discutere ed approvare il bilancio il 3 settembre. Quindi ben prima del consiglio aperto con i cittadini e ben prima di questo. Avete scelto di sedervi con i cittadini “a cose fatte”, o meglio, ad “aliquote e valori già stabiliti”. Caro sindaco, non me ne voglia, ma è un dato di fatto. Il calendario è lì a dimostrarlo. Ma non siamo qui a dover stabilire cosa sarebbe stato o cosa sarebbe potuto essere dell’IMU, anche perché parliamo, secondo il vostro modo di ragionare,  da posizioni profondamente distanti: noi populisti, voi bravi amministratori. Noi demagoghi, voi curatori della cosa pubblica.
Ma queste posizioni, paradossalmente, sembrano accostarsi e addirittura scambiarsi se ci mettiamo di fronte a ciò che dice la legge.

Nel consiglio comunale del 5 settembre è emerso, tra gli altri interventi, oltre ad un diffusissimo malcontento, il fatto di come si possa eseguire, ovunque, un’indagine di mercato chiara, precisa, oggettiva e sempre verificabile e come, di conseguenza, questa rappresenti per il presente, e per il passato, la base per la verifica del valore di mercato delle aree fabbricabili e della relativa IMU da versare o già versata.
Perché è bene ricordare a tutti che il valore di mercato deliberato dal comune non è il valore di mercato dell’area, ma un’autolimitazione al potere di accertamento. Ed il fatto che sia stabilito con apposita perizia fatta redigere dall’ente è una chiara indicazione del diritto che ogni cittadino ha di conoscere con precisione, imparzialità, puntualità e trasparenza il valore del proprio terreno edificabile, delle modalità utilizzate per il calcolo del valore, della pubblicità nelle indagini di mercato effettuate e se effettuate.

A nostro avviso, la procedura adottata dal comune non garantisce in alcun modo equità e riduzione del contenzioso, principi di riferimento delle varie leggi e regolamenti applicativi dell’IMU. Non garantisce neanche il principio di trasparenza. Ho provato a cercare sul sito comunale, ma non v’è traccia della delibera o delle modalità impiegate per il calcolo dei valori di mercato.
Non pensate sia un obbligo nei confronti di chi versa nelle casse comunali cifre a dir poco imbarazzanti?

Questa proposta di delibera è stata scritta e condivisa da chi ha compreso immediatamente e con estrema chiarezza il problema ed è quindi consapevole della sua rilevanza sociale ed economica, che molti ignorano, insabbiano, “fanno la voce grossa” con i contribuenti, forti dell’autorità che rappresentano e dell’incertezza della giustizia in Italia. Dimostrazione di quanto affermiamo è la mancata risposta in tempi brevi alla richiesta di accesso agli atti inoltrata il 7 settembre con la quale veniva richiesta la perizia di stima, a firma del Geom. Alessandro Valente, fatta redigere nel febbraio 2011 dal Cep S.p.a. e la perizia di stima redatta nel 2007.

Inoltre veniva richiesta ogni altra documentazione ufficiale utilizzata dall'amministrazione nelle delibere annuali relative ai valori delle aree edificabili. Ora: o non ci sono delibere annuali relative ai valori delle aree edificabili, e questo è un guaio poiché la legge impone diversamente; o non c’è altra documentazione ufficiale utilizzata per determinare i valori, cosa ancora più grave poiché da testimonianze ascoltate nel consiglio del 5 settembre risulterebbe che, addirittura, alcuni contribuenti paghino di più oggi che in passato. Che vuol dire? Se i valori di mercato si sono abbassati, o non era corretta la valutazione degli anni scorsi, o non lo è quella attuale.
Un aspetto che, prescindendo dalla già citata incertezza della giustizia in Italia, può lambire, se non incappare, nel danno erariale. Ma proprio per il senso di responsabilità di cui abbiamo parlato tutto questo andrebbe evitato.

Non è poi da escludere l’ipotesi di richieste di conversione delle aree fabbricabili in agricole. Da testimonianze personalmente raccolte è un rischio neanche tanto ipotetico. Ennesimo, e purtroppo non ultimo, danno sociale che si sta diffondendo in tutta Italia, un danno che ha responsabilità chiarissime e che si fonda su evidenti problemi, tutti risolvibili, legati al valore di mercato delle aree fabbricabili e ad una incompleta e superficiale applicazione di leggi e regolamenti vigenti. È un danno per l’amministrazione che si priva di un’entrata, è un danno per il proprietario dell’area che viene privato di un possibile uso della propria area, e tutto si può risolvere immediatamente con trasparenza e professionalità.

Il diffuso malcontento, le richieste di conversione delle aree, sono il segnale chiarissimo che ci proviene da proprietari che non riescono a pagare l’IMU e non riescono a vendere l’area. La concessione della conversione dell’area è un segnale chiarissimo che il mondo politico prende decisioni su elementi imprecisi e, con molta probabilità, infondati, non basati quindi sulla reale e puntuale conoscenza dell’andamento del mercato immobiliare. La conversione dell’area fabbricabile in agricola è vista come la soluzione ad un disagio, ad un problema economico ed invece rappresenta l’inizio di un problema molto più grande: l'eventuale rimborso dell’IMU pagato negli ultimi 5 anni. Si riesce ad immaginarne la rilevanza e l’importanza per tutta la cittadinanza? Evidentemente no.

Ma spesso per esigenze di cassa, i Comuni hanno allargato – ed alcuni di essi continuano ancora ad allargare – a dismisura, negli strumenti urbanistici, le aree qualificabili come fabbricabili e, in più, stabiliscono valori assolutamente inadeguati rispetto all’attuale inesistente mercato di tali aree. In questa casistica rientra anche Gallicano nel Lazio. I valori attribuiti alle aree innescano, poi,  contenziosi infiniti.
Tutti possiamo ammettere che il mercato immobiliare è fermo ed il Paese Italia è in crisi; allora perché non si riducono i valori in questione? Ci si limita al massimo a non aumentarli, come se non aumentare fosse di per sé un adeguamento all’attuale situazione di mercato: ma, ovviamente, così non è. Il che genera un’evidente ingiustizia con ciò che i proprietari delle aree fabbricabili sono chiamati a versare, a titolo di Imu e Tasi. Tanto più se si considera che mantenere fermi da più anni i valori delle aree edificabili significa ancorarli a livelli pre-crisi e, quindi, assolutamente fuori mercato, tali da essere solo un ricordo.

Pertanto presentiamo la proposta di delibera senza emendamenti e la sottoponiamo al voto favorevole di questo consiglio comunale.

Grazie.

La proposta è stata respinta con il voto contrario dell'intera maggioranza.