mercoledì 25 novembre 2015

Perché gli USA prendono le distanze dalla Turchia?

Andrew Korybko (USA) Oriental Review 25 novembre 2015
L’abbattimento da parte della Turchia del velivolo russo anti-SIIL è un’inaudita aggressione diretta a Mosca facendo trionfare un militarismo teso e ostile da Guerra Fredda. Il mondo si trova sull’orlo delle conseguenze di tale attacco, con commentatori da tabloid che avvertono che l’inizio della Terza Guerra Mondiale è in agguato. Il Presidente Putin, da parte sua, è stato molto più misurato nel rispondere all’incidente, ma non riusciva a contenere lo shock per tale “pugnalata alla schiena dai complici dei terroristi“. La questione ora è come la Russia risponderà a ciò che è successo, ma forse ancora più importante, per gli osservatori, è il motivo per cui gli Stati Uniti ufficiosamente prendono le distanze dall’aggressione dell’alleato. Nonostante NATO e Obama diano pieno sostegno alla fatidica decisione della Turchia, Reuters citava un anonimo ufficiale statunitense che volutamente faceva sapere che l’aereo russo è stato abbattuto nello spazio aereo siriano, basandosi sulla rilevazione delle tracce di calore. Ciò pone domande sul perché gli Stati Uniti siano su entrambi i lati della barricata, da un lato sostenendo pubblicamente la Turchia, dall’altro dando strategicamente informazioni in conflitto con la storia ufficiale della Turchia.

Il quadro:
Tale dicotomia indica un piano machiavellico in cui gli Stati Uniti manipolano Turchia e Russia secondo ciò le prevedibili risposte più probabili, ben sapendo che potrebbero essere guidate a sostegno dei superiori interessi strategici statunitensi. Per cominciare, gli Stati Uniti probabilmente indicavano ad Erdogan non solo il diritto ‘legale’ di abbattere qualsiasi aereo russo, ma che gli Stati Uniti in realtà preferissero che adottasse tale linea d’azione al più presto. Ciò ricorda come gli Stati Uniti istigarono Saakashvili a bombardare Tskhinvali ed invadere l’Ossezia del Sud, senza doverlo direttamente scrivere su un documento ufficiale affinché accadesse, ma senza lasciare alcuna ambiguità su come volessero che il loro ascaro agisse in quella situazione.
Secondo il piano:
Per lo più ciò spiega le dichiarazioni pubbliche della NATO e il sostegno degli Stati Uniti alle azioni della Turchia, anche tranquillizzando Erdogan rassicurandolo di aver fatto la cosa giusta. L’effetto collaterale previsto dell’abbattimento dell’aereo è il peggioramento immediato delle relazioni russo-turche, con conseguenze che potrebbero comprometterne gli aspetti diplomatici, militari, economici ed energetici. Il Ministro degli Esteri Sergej Lavrov cancellava il viaggio in Turchia e sconsigliava i turisti russi dal visitare il Paese per il terrorismo, similmente all’Egitto. Il Primo ministro Dmitrij Medvedev ha parlato della possibilità di escludere le società turche dal mercato russo e dell’annullamento dei progetti nucleari e gasiferi con il Paese. Tali potenziali azioni sono pienamente giustificabili e basate nel rispetto di sé della Russia per non favorire ciò che s’è dimostrato essere uno Stato ostile nonostante la posta economica in gioco, ma allo stesso tempo, non si può fare a meno di chiedersi se questo è esattamente ciò che volevano gli Stati Uniti. Non c’è dubbio che la Russia avrebbe reagito così, come anche sommariamente i suoi possibili ‘strumenti di risposta’ che appaiono più suscettibili d’impiego nel deterioramento delle relazioni. Pertanto, non si può escludere che gli Stati Uniti spingessero Erdogan fino ad abbattere il jet russo per provocare la prevedibile risposta russa, minacciando di annullarne i progetti futuri energetici con la Turchia, nucleo centrale del loro partenariato strategico. Se è così, e sembra probabile, dimostra esattamente quanto gli Stati Uniti siano disposti a spingersi per assicurarsi che l’energia russa (e successivamente, il soft power e i vantaggi multipolari che ne derivano) non arrivi ai Balcani con il megaprogetto Turkish Stream, probabilmente riconosce l’impatto che ciò avrebbe sulla regione.
Il tiro mancino:
Finora, tutto sembra ragionevole e nell’ambito del prevedibile, ma c’è il tiro mancino tirato con la rivelazione a Reuters da un’anonima fonte militare statunitense che essenzialmente dice che la posizione russa è giustificata. Inaspettatamente, sembra che gli Stati Uniti siano di misura al fianco della Russia, ponendo domande su ciò che vogliono veramente. Dopo tutto, è dimostrato oltre ogni dubbio che i missili anticarro TOW forniti dagli statunitensi sono stati usati per abbattere l’elicottero di salvataggio russo che tentava di recuperare i due piloti. Con tale indiscutibile prova dell’indiretta aggressione statunitense alla Russia, è certamente un fatto curioso che la dirigenza degli Stati Uniti abbia volutamente diffuso una dichiarazione secondo cui la Turchia ha abbattuto l’aereo russo nello spazio aereo siriano, fondamentalmente affiancandosi con la Russia dietro le quinte.
Giocare la carta curda:
Spiegare tale torsione diplomatica richiede sapere la risposta dei cittadini russi e sostenitori nel mondo all’aggressività della Turchia. Ragionevolmente propongono che la Russia intensifichi l’invio di armi ai combattenti curdi anti-SIIL, con l’approvazione sottintesa che in parte finiscano al PKK per utilizzarle contro l’esercito turco. È un piano efficace e pragmatico, e in realtà non ha nemmeno bisogno di un cambio della politica di Mosca, dato che aiuto viene già dato ad alcuni gruppi curdi nell’ambito della cooperazione nella lotta anti-SIIL. L’insurrezione curda non è scomparsa quando Erdogan l’ha involontariamente portata alla luce, questa estate, come strumento di propaganda elettorale, ed è ancora forte, anche dopo le elezioni che l’hanno spaventato a tal punto che avrebbe potuto aver ordinato l’attentato contro il co-presidente del pro-curdo HDP Selahattin Demirtas. Quindi, se la Russia decide d’infliggere una risposta asimmetrica alla Turchia con il rafforzamento del sostegno indiretto al PKK e altri curdi contro il governo turco, o interrompere le forniture di gas del Blue Stream provocando una ribellione intensificata, allora potrebbe certamente infliggere pesanti danni strategici ad Erdogan, aumentando la probabilità di un colpo di Stato militare in Turchia (spiegato in dettaglio in un altro articolo accessibile qui) e/o creando un Kurdistan indipendente. Detto questo, gli Stati Uniti sono tradizionalmente la potenza extra-regionale dal maggior interesse nel Kurdistan, vedendo il possibile Stato come un ‘Israele geopolitico’ da cui poter contemporaneamente influenzare regioni tra Turchia, Iran, Iraq e Siria. La rotta strategica di uno Stato curdo è complicata dalla campagna anti-SIIL, tuttavia molti curdi si dimostrano pragmatici nella cooperazione con Russia e Iran contro tale minaccia comune. La cooperazione multipolare positivo che ognuno di questi Paesi impegna con i curdi, sfida la prevedibile egemonia degli Stati Uniti su loro e il loro territorio, e quindi qualsiasi futura entità politica indipendente curda potrebbe teoricamente passare dal campo unipolare a quello multipolare. A questo punto, dati gli sviluppi diplomatici degli ultimi due mesi, la fedeltà di un futuro Stato curdo (a prescindere dai confini attuali presenti solo in Turchia e/o in Iraq) è totalmente in gioco, ed è impossibile prevedere con precisione come andrà. L’ambiguità strategica che comporta significa alcune cose per Stati Uniti e Russia. Per gli Stati Uniti, indica che il tempo sta per scadere nel sostenere l’indipendenza del Kurdistan, prima di perdere l’iniziativa strategica a favore della Russia, che potrebbe volgersi in questa direzione (formale o meno) a gran dispetto geopolitico della Turchia. Mosca, come appena detto, sembra incline a colpire Ankara laddove fa più male, sostenendo l’insurrezione curda in un modo o nell’altro. Tuttavia non è ancora noto come avverrebbe, e se la Russia persegua questa strategia come vendetta a breve termine o decisamente fino a riconoscere l’indipendenza curda, se potesse mai essere attualizzata. Certo, la Russia non avrebbe fatto nulla che possa mettere in pericolo l’integrità territoriale degli alleati siriani, iracheni, e iraniani, ma se i curdi turchi contenessero le ambizioni esclusivamente entro i confini della rivale storica della Russia, allora potrebbe adattarsi a questa realtà, soprattutto se ci si astenesse da un’indipendenza giuridica, invece cercando una sorta di Stato federativo o autonomo nella Turchia unificata (che potrebbe essere realistico solo con un’insurrezione intensificata e/o colpo di Stato ad Ankara).
Accordarsi sul Kurdistan:
Dopo aver spiegato tutto questo, è ormai chiaro che una notevole convergenza di interessi strategici si crea tra Stati Uniti e Russia sul Kurdistan turco. Comprendendo i calcoli mutevoli che la Russia avrebbe verso questo argomento, in risposta all’aggressione della Turchia, non va esclusa la possibilità che la rivelazione della Reuters sia in realtà un’apertura strategica alla Russia. Washington potrebbe inviare il segnale di voler parlare con Mosca su una cooperazione in tal senso, sapendo che ognuno ha forse interesse, ora, nell’ascesa alla ribalta mondiale del proto-Stato. Una visione condivisa, probabilmente sviluppata ora che una nuova guerra fredda sulla fedeltà del Kurdistan potrebbe essere combattuta dopo che l’entità sia giuridicamente formalizzata (come Stato indipendente o entità automa modellata sul governo regionale curdo in Iraq), e con le due grandi potenze che dvranno mettere da parte certe differenze accordandosi prima che ciò accada. Tale forte segnale poterebbe essere discretamente e segretamente comunicato alla Russia attraverso canali diplomatici e d’intelligence sicuri, ma il motivo per cui viene reso pubblico su Reuters, l’agenzia globale, è perché gli Stati Uniti vogliono inviare un segnale anche alla Turchia. Nonostante sia al suo fianco sulla questione, sul piano pubblico globale, anche gli Stati Uniti “pugnalano alla schiena l’alleato”, secondo il Presidente Putin, facendo sapere volutamente che il jet russo è stato abbattuto nello spazio aereo siriano. Non è una novità che gli Stati Uniti siano scontenti di Erdogan, non comportandosi più nel modo sottomesso del passato, rifiutandosi di seguirlo ciecamente sui precedenti piani d’invasione della Siria (resi inutili dall’intervento antiterrorismo russo), quindi cercando di trasmettere il messaggio che ne ha abbastanza dei suoi giochi e ora ne segue uno proprio, in cambio. Naturalmente, gli Stati Uniti manipolano la Turchia da quando è entrata nella NATO e permesso agli statunitensi di operare dalla base aerea di Incirlik, ma questa volta il tradimento è a un livello superiore, lanciando implicitamente suggerimenti alla Russia, nuova nemica della Turchia (solo perché gli Stati Uniti hanno spinto la Turchia a prendere misure aggressive contro di essa), desiderando collaborare nel minare il controllo di Ankara sul suo sud-est instabile.
Conclusioni:
Si può tranquillamente presumere che gli Stati Uniti abbiano spinto la Turchia ad abbattere il jet russo sullo spazio aereo siriano, prevedendo molto accuratamente che ciò avrebbe immediatamente deteriorato i legami tra i due Stati. Una previsione elementare delle contromisure che la Russia può adottare prevede che probabilmente riguardino economia, diplomazia ed energia, proprio quello che gli Stati Uniti vogliono. Data l’aggressione della Turchia alla Russia, il partenariato strategico tra i due è ora spezzato (anche se non necessariamente in modo irreversibile), e Ankara è il quarto e forse più geopoliticamente significativo membro della coalizione anti-russa Intermarum. Inoltre, Turkish Stream sembra sospeso indefinitamente, ritardando così il perno della Russia nei Balcani. Mentre la conseguenza ‘non intenzionale’ della crisi era prevedibile ed assolutamente legittima, la decisione della Russia di schierare il sistema S-400 in Siria, in un certo senso gioca sulla rivalità turco-russa manipolata che gli Stati Uniti vogliono produrre per consolidare il piano Intermarum e contemporaneamente contrastare la crescente influenza della Russia in Medio Oriente. La reazione che nessuno avrebbe potuto prevedere, tuttavia, sono gli Stati Uniti che volutamente dicono alla Reuters che supportano la versione russa degli eventi, cioè che l’aviogetto antiterrorista è stato abbattuto mentre sorvolava lo spazio aereo siriano. Tale piano completamente in conflitto con ciò che USA e NATO hanno detto in pubblico, dimostra che gli Stati Uniti hanno avuto abbastanza tempo per giocare lo scenario dell’abbattimento dell’aereo con largo anticipo, riprendendo il gioco sinistro del divide et impera contro Turchia e Russia. Mettendosi nella posizione in cui i responsabili decidono le risposte all’inaudita aggressione, la Russia può ora facilmente essere indotta a sostenere la lotta per la sovranità curda (sia formalmente indipendente o de facto) in Turchia, coincidendo con i principali piani geopolitici degli Stati Uniti. Dal punto di vista statunitense, una Turchia divisa è doppiamente utile ai grandi piani strategici, mentre i militari turchi filo-NATO rimarrebbero essenzialmente intatti, gli Stati Uniti potrebbero avere una grande base per la loro forza di proiezione (soft e hard) proprio tra gli Stati più importanti della regione. Non possono, però, far avanzare completamente il piano, a meno che non abbiano il sostegno del leader diplomatico del mondo multipolare, la Russia, altrimenti il Kurdistan sarà illegittimo come il Kosovo e non potrebbe neanche attuarsi se Mosca e Teheran lavorassero per fermarlo. Dal punto di vista russo, le indicazioni degli Stati Uniti sono effettivamente assai attraenti. L’incremento del sostegno russo ai combattenti curdi anti-SIIL sarebbe plausibilmente negabile ma strategicamente ovvio, inviando armi e attrezzature al PKK anti-turco. Indebolire la Turchia dall’interno sarebbe una forte risposta asimmetrica per un Paese che ultimamente è la principale spina nel fianco di Mosca, e potrebbe creare le condizioni per un colpo di Stato militare contro Erdogan, il distacco tra lui e Davutoglu (che potrebbe essere usato a vantaggio diplomatico della Russia finché la Costituzione rimane invariata e Davutoglu resta legalmente più potente di Erdogan), o l’indebolimento di Erdogan e rientro dalle posizioni anti-russe e anti-siriane. È importante sottolineare che la nascita di un’entità curda indipendente o semi-indipendente in Turchia potrebbe creare un’allettante tessera geopolitica nella nuova guerra fredda ma, naturalmente, sarebbe contesa tra i mondi multipolare e unipolare. Ancora, tuttavia, rappresenterebbe uno sviluppo multipolare positivo in Medio Oriente, dato che nell’attuale situazione, la totalità del territorio turco è sotto controllo unipolare. Se una gran parte improvvisamente divenisse oggetto di concorrenza tra i due blocchi, allora sicuramente sarebbe un avanzata strategica a scapito dell’unipolarità. Di pari importanza, ciò avrebbe impatto significativo sullo Stato turco e sul governo al potere, rendendoli suscettibili a ritornare al precedente rapporto pragmatico con la Russia e forse anche a far risorgere il Turkish Stream. Pertanto, la Russia sorprendentemente non ha nulla da perdere e tutto da guadagnare nel sostenere segretamente la causa curda in Turchia, per la piena indipendenza o l’autonomia relativamente più contenuta, anche se ciò è un obiettivo degli Stati Uniti e avviene in semi-coordinamento con essi. La Turchia sarebbe subito sulla difensiva (anche se potrebbe cercare disperatamente di rispondere sostenendo i terroristi tartari in Crimea), il mondo multipolare ha la possibilità di competere per la lealtà di un’entità dalla posizione ultra-strategica e per le conseguenze per il governo turco (se rimane o cambia tramite un colpo di Stato (militare)) potendo ricreare le condizioni politiche per la fattibilità del Turkish Stream.
Korybko è commentatore politico statunitense dell’agenzia Sputnik, in esclusiva per Oriental Review.
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora