lunedì 21 dicembre 2015

Terrorismo, Siria, medio-oriente, geopolitica: intervista a Valeria Ruggiu, esperta di rapporti fra Stato e società nei paesi arabi.



Oggi pubblico l'intervista alla dott.ssa Valeria Ruggiu, Direttrice Programma Nordafrica e Vicino Oriente dell'IsAG - Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie.

Un'intervista che ci aiuta a comprendere meglio il conflitto attualmente in corso in Siria e la situazione del terrorismo internazionale islamico.



1) In questo momento, mentre gran parte della stampa si sta concentrando sul "chi" e sul "come", i tragici fatti di Parigi fanno sorgere anche un'altra domanda: "Perché proprio Parigi?". Può essere veramente colpa delle politiche francesi sull'immigrazione? Ci sono stati forse problemi all'interno dell'intelligence? Cosa, secondo Lei non ha funzionato nel sistema di prevenzione francese, dopo quasi un anno da "Charlie Hebdo"?

Parigi è stato un obiettivo simbolico per due motivi: in quanto simbolo di una cultura libera, laica e mondana e in quanto cuore politico della Francia e a ben guardare nell’entroterra della stessa Europa. Per quanto riguarda le politiche francesi sull’immigrazione, il problema sociale di fasce di popolazione di terza e anche quarta generazione di immigrati che vanno a formare delle enclave separate contribuisce a creare dei fenomeni di radicalizzazione. Non è passato molto da quando i giornali titolavano le Banlieu a ferro e fuoco. L’intelligence francese, probabilmente anche per il grande numero di soggetti da controllare (i foreign fighters francesi sono circa 1200) non è riuscita a mantenere alta e costante la vigilanza. Senza parlare delle difficoltà di controllo relative alla normativa Schengen nei confronti dei cittadini che detengono le doppia cittadinanza. E’ da sottolineare la peculiarità dei nuovi e sempre più imprevedibili mezzi di comunicazione utilizzati dai terroristi: si va dalle chat della playstation alle room private del poker online.
 
2) Ci può delineare il quadro geopolitico del mediterraneo e del medio-oriente? La stampa semplifica spesso in un "noi contro loro", "occidente contro islam", "democrazia contro terrorismo". E' tutto così semplice e riconducibile? Oppure ci sono delle sfumature che vanno colte per capire il quadro d'insieme?

Le semplificazioni non solo sono sbagliate ma anche pericolose per gli effetti che creano. Il Medio Oriente (e qui intendo la definizione americana di Grande Medio Oriente dal Marocco al Pakistan) è un calderone di popoli, culture, religioni e lingue diverse. Una complessità preesistente agli Stati. Poi sono arrivati gli Stati che, nella maggioranza dei casi, sono creazioni moderne e artificiali. Culla delle tre grandi religioni monoteiste e uno dei “serbatoi energetici” più importanti al mondo.
Dice bene quando parla di sfumature, il quadro d’insieme non può essere colto se non si acquisisce la consapevolezza della molteplicità degli attori che si hanno di fronte e delle forze in campo. Arrivando all’islam, mi sembra a questo punto superfluo ricordare che non è un blocco monolitico, prima di tutto perché ci sono due grandi mondi al suo interno, quello sunnita e quello sciita. In secondo luogo esistono varie declinazioni e sette particolari all’interno di questi due mondi. Nel blocco sunnita esistono inoltre diverse scuole di interpretazioni delle fonti diffuse in diverse aree del mondo. Anche qui un’altra importante nota, parlare di Medio Oriente e Occidente e fare l’equivalenza con islam e Occidente è sbagliato anche solo semplicemente perché così facendo ci si dimentica dell’islam asiatico.

3) Quali pensa siano le cause dell'attuale crisi in Siria? Vi intravvede gli effetti di un piano di destabilizzazione esterno, oppure un fenomeno spontaneo di decomposizione dei vecchi sistemi autoritari nel mondo arabo?

La crisi in Siria iniziata nel 2011 sull’onda delle sollevazioni popolari in Medio Oriente ha preso una via drammatica e complessa a causa degli interessi strategici delle varie potenze regionali e mondiali. Il sostegno non coordinato verso le varie fazioni in lotta ha alimentato una spirale di violenza e dei meccanismi fuori controllo. I vecchi sistemi autoritari hanno sicuramente subito un duro colpo perlomeno in alcuni paesi ma la Siria, anche per il suo carattere settario ha avuto dei condizionamenti dovuti a varie forze, dallo scontro ideologico fra le due potenze regionali rappresentanti rispettivamente del mondo sunnita e sciita (Arabia Saudita e Iran), agli interessi strategici russi e americani nella regione. Senza contare la Turchia e la questione curda.

4) Si tratta di guerra per l'approvvigionamento energetico o vera lotta al terrorismo?

La lotta al terrorismo dopo i fatti di Parigi, dell’aereo russo nel Sinai, senza contare Beirut e tanti altri che non occupano le prime pagine dei giornali, è sicuramente un obiettivo prioritario. La lotta al terrorismo però deve avere varie forme e i bombardamenti in Siria non sono la soluzione. O meglio, possono produrre degli avanzamenti territoriali e indebolire l’ISIS per quanto riguarda la sua componente territoriale, ma gli effetti collaterali possono allo stesso modo fare il gioco dell’ISIS spingendo la popolazione disperata tra le sue fila.

5) Si tende spesso a confondere "mondo arabo" con "islam", all'interno del mondo arabo ci sono anche ebrei e cristiani. Può delinearci un quadro generale delle diverse anime religione all'interno del mondo arabo? Gli stessi musulmani sono divisi al loro interno tra sciiti e sunniti, wahabiti e salafiti. Possiamo paragonare questa crisi alla guerra che imperversò nella ex-Jugoslavia e nella quale si scontrarono musulmani, ortodossi e cattolici?

Non si tratta di uno scontro fra sciiti e sunniti ma di una strumentalizzazione politica di questa divisione. Wahabiti e Salafiti fanno entrambi parte del mondo sunnita, rappresentano delle letture fondamentaliste della religione, quella wahabita (che risale al XVIII secolo) in particolare ha avuto successo grazie all’alleanza con la casa Saud, che ha dato vita al Regno dell’Arabia Saudita.

6) Per molti è già un grande successo che Russia e USA abbiano ricominciato a "parlare" sulla questione siriana. Come dobbiamo leggere questo "riavvicinamento", solo come un momentaneo interesse delle due super-potenze a combattere l'ISIS, oppure come un tentativo russo di difendere Assad?

Che la Russia abbia interesse a proteggere l’alleato siriano non è una novità, quello che è cambiato è il tipo di strategia che essa sta adottando sia nella sua politica nei riguardi dell’est Europa sia verso il Medio Oriente. Un ruolo da protagonista che si mette in prima linea nella lotta contro l’ISIS e comunque è un attore imprescindibile per una soluzione della crisi siriana e una definizione dei nuovi equilibri. Questo avvicinamento è l’unica via percorribile, per gli USA ancor di più che per la Russia perché quest’ultima gioca la carta della vicinanza politica con il regime siriano e quindi ha un potere negoziale molto forte. 

VALERIA RUGGIU

 (Nuoro 1985). Dottoressa magistrale in Relazioni Internazionali (Università degli Studi di Cagliari) con un diploma di specializzazione in Security Studies (Institute for Global Studies, Roma). Attualmente frequenta un MA in Middle East Politics presso la University of Exeter in Gran Bretagna. Ha lavorato in qualità di tirocinante presso il Center for Strategic Studies dell’Università di Giordania e l’Ambasciata d’Italia ad Amman.
Dal 2012 collabora con l’Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie (IsAG), all’interno del Programma “Nordafrica e Vicino Oriente” di cui è Direttrice dal maggio 2015. Suo interesse di studio sono i rapporti fra Stato e società nei paesi arabi con una particolare attenzione verso la Giordania.