lunedì 11 aprile 2016

Gallicano nel Lazio: 17 aprile inaugurazione restauro Ponte Barucelli

Il 17 aprile sarà inaugurato, in un suggestivo lembo dell’agro prenestino, il restauro del Ponte Barucelli, effettuato dalla Soprintendenza Archeologia del Lazio e dell’Etruria meridionale nel 2012-2015. Il ponte, situato a breve distanza dal percorso della Via Praenestina antica, di cui si conserva intatto il lastricato in pietra lavica, è costituito in realtà dai due monumentali ponti, vicinissimi fra loro, con cui gli acquedotti Anio Novus e Aqua Claudia (38-52 d.C.), provenienti dalla valle dell’Aniene e diretti a Roma, attraversavano il fosso dell’Acqua Nera. Le gigantesche strutture, dotate di archi e contrafforti, più volte restaurate durante l’età imperiale al punto da offrire oggi un vero campionario delle murature romane, formano un connubio inscindibile con la vegetazione arborea. Il restauro ha mirato a rimediare ai danni prodotti dalle radici, conservando però inalterato il romantico “fascino delle rovine”. Nella seconda parte dell’evento, che si svolgerà nell’ex Granaio della Tenuta Agricola di Passerano, sarà illustrata, con video-proiezione, l’attività di ricerca e tutela svolta negli ultimi anni dalla Soprintendenza nell’Ager Praenestinus.
Per informazioni: zaccaria.mari@beniculturali.it;sergio.sgalambro@beniculturali.it
La Soprintendenza Archeologia del Lazio e dell’Etruria meridionale ha concluso nel novembre 2015 il primo restauro sul monumentale Ponte Barucelli o Diruto nel Comune di Gallicano nel Lazio, poco distante dalla Via Praenestina antica. I ponti in realtà sono due, che – caso unico lungo il tracciato degli acquedotti romani – corrono affiancati (Figg. 1-2), superando la valle del fosso dell’Acqua Nera. Quello a Nord appartiene all’Aqua Claudia, quello a Sud all’Anio novus, entrambi provenienti dalla valle dell’Aniene. Risalenti al 38-52 d.C., erano in origine costituiti da fornici in opera quadrata (Anio n.) e in laterizio (Claudia), che, fra il I sec. d.C. e l’epoca tarda, vennero – come di consueto – rinforzati con sottarchi, contrafforti, fasciature, sino a divenire due mastodontiche strutture continue e collegate da archi.
La vegetazione “ruderale” arborea, abbarbicata da secoli sulla sommità dei ponti, se da un lato crea il romantico “fascino delle rovine”, dall’altro infonde gravi danni alla struttura. In particolare essa si è radicata all’interno degli spechi e negli interstizi fra le murature delle diverse fasi edilizie, determinando crolli e dissesti. Il restauro ha riguardato finora solo il ponte dell’Anio novus. Dopo l’urgente consolidamento statico, mediante l’inserzione di tiranti in acciaio, di un contrafforte lesionato e disarticolato in vari blocchi (Fig. 3), il restauro è proseguito con la stessa tecnica su un secondo contrafforte (Fig. 4) e alla sommità del ponte, che è stata per lungo tratto liberata dagli apparati radicali e protetta con “bauletto” di sacrificio (Fig. 5). Qui si è potuto anche documentare che la superficie sopra la volta a botte dello speco (notevolmente occluso da depositi calcarei) è impermeabilizzata con uno spesso strato di cocciopesto.