martedì 12 luglio 2016

L’inferno della Valle del Sacco, dove anche il latte materno è inquinato

[Di Laura Preite su lastampa.it]Nella Valle del Sacco (Frosinone) l’inquinamento è sistematico. Il beta-esaclorocicloesano, scarto di lavorazione dell’erbicida Lindano, oggi fuorilegge, è entrato nella catena alimentare e nel sangue degli abitanti della zona che comprende nove comuni, in tutto 90 mila persone. La zona è inquinata da anni. È rientrata a far parte dei Sin, i Siti d’interesse nazionale mappati dal Progetto Sentieri, studio epidemiologico sui territori esposti al rischio d’inquinamento, dopo che l’ex ministro dell’Ambiente Corrado Clini l’aveva esclusa. Negli anni Novanta il tribunale di Velletri con un processo ha accertato che l’inquinamento è partito da fusti e scarti di lavorazione industriale interrati all’interno dello stabilimento BPD in due siti: Arpa 1 e Arpa 2. Il primo è stato bonificato – con l’isolamento del materiale interrato – l’altro no. La popolazione che vive entro un chilometro dal fiume Sacco è sottoposta a controlli medici ogni due anni. È l’unico provvedimento finora preso. Nel 2010 è partito un altro processo questa volta per l’inquinamento del latte che risale al 2005. Sono state rinviate a giudizio quattro imputati – uno è deceduto – che lavoravano alla Centrale del Latte di Roma, alla Caffaro e al consorzio CSC che gestiva il collettore delle acque bianche dell’area industriale. L’accusa è di disastro ambientale: il latte inquinato fu rivenduto a caseifici e l’Asl non fu avvisata subito dell’emergenza. Però è tutto fermo da novembre scorso: il giudice Mario Coderoni ha deciso di accogliere la richiesta della difesa di rinvio alla Corte Costituzionale per legittimità costituzionale dell’art. 157 comma 6 codice penale (ex Legge Cirielli) nella parte che riguarda la prescrizione. Vittorina Teofilatto, avvocata dell’associazione Raggio Verde che segue alcuni abitanti di Colleferro danneggiati critica il rinvio alla Corte: «Ci siamo opposti alla questione della legittimità perché riteniamo che non ci siano profili di costituzionalità. Inoltre non c’era bisogno di bloccare il processo perché dalla sua prosecuzione non sarebbe derivato un pregiudizio per gli imputati, una stessa questione era giù stata sollevata di fronte alla Corte». In attesa della sentenza della Corte i tempi della prescrizione si sono bloccati ma si teme un trasferimento del giudice che farebbe ripartire il processo da capo.

Pubblicato da Laura Preite su  lastampa.it il 10 maggio 2016