domenica 7 agosto 2016

Metro C: un progetto senza garbo che “consuma” via dei Fori imperiali

A Roma i lavori per la realizzazione della metro C stanno provocando disastri. Li hanno provocati. Essenze di ogni tipo tagliate per far posto ai cantieri. La sopravvivenza di tanti monumenti messa a repentaglio dagli sterri e dalle sollecitazioni causate dall’azione delle grandi macchine per lo scavo, in Piazzale Ipponio. Come tra via Sannio e Piazza San Giovanni, così come in Piazzale del Celio.

Paesaggi naturali e soprattutto antropici, stravolti da un’opera che in attesa degli incerti benefici regala indiscutibili disagi, oltre che un intreccio nefasto di cancellazioni e aggiunte che in un pericoloso crescendo raggiunge il suo insuperato apice lungo via dei Fori imperiali. Tra via Corrado Ricci ed il Colosseo. Qui, nel cantiere sui due lati della strada, si ha davvero la sensazione che la città stia perdendo la sua scommessa, che in nome della metro si stia sovvertendo ogni logica, che perfino il buon senso abbia finito di esercitare il suo naturale contrasto ad operazioni dissennate. Chi transita per l’area, nel cuore dell’area archeologica “più grande” del pianeta non può che rimanere atterrito. Stupito dell’atrocità perpetrata senza riguardo. Quasi sfacciatamente esibita.
Il giallo delle parti superiori delle recinzioni dei cantieri e il grigio del cemento che fa capolino sempre più hanno cominciato a sovrastare i cromatismi storici. Ad appiattire tutto. Da un lato la basilica di Massenzio, poi il tempio di Venere e Roma. Sull’altro lato va anche peggio. E’ stato completamente smontato ilbelvedere Cederna. In alto, Villa Rivaldi è stata privata del recinto di alberi, dopo averne distrutto la recinzione e l’ingresso su via del Colosseo. In basso, a partire dal piano di via dei Fori Imperiali e con andamento parallelo ad essa, è stato alzato un alto muro in cemento armato. “Un muro provvisorio, che quindi verrà poi demolito… tra circa un anno… quando verrà ricostruito il muro originario, il tutto in accordo con la Soprintendenza”, affermava l’ex assessore capitolino ai Trasporti, Improta alla fine del febbraio 2014.
Una porzione cospicua ed evidentemente unica dell’area archeologica centrale utilizzata come area di cantiere. Abbattendo, costruendo e ricostruendo, come se si trattasse di uno snodo autostradale, di un qualsiasi viadotto. Non si tratta della solita, vecchia, querelle tra sostenitori dell’antico e quelli del moderno. Con i primi strenui nemici del progresso, in eterno conflitto con quanti quel progresso vorrebbero realizzarlo ad ogni costo. Non si tratta di questo. In quello spazio nel quale l’archeologia ha costruito una delle sue storie più affascinanti e spettacolari, il problema è un altro. Più grave. Perché più profondo. Su quella strada si continua a sperimentare l’arroganza dell’interesse. Che a quanto pare, a giudicare dalle distruzioni recenti, non ha alcuna intenzione di indietreggiare. Neppure di arrestarsi.
“Ogni intervento moderno nei Fori deve essere molto minimale. Tra l’esigenza dei turisti e quella delle “antichità” va data priorità ai Fori. Sono una nostalgia romana da rispettare. Bisogna fare attenzione a non inserire i Fori nella società dei consumi, devono restare inconsumabili”, sosteneva, nel 2014, Bernard Tschumi, una delle stelle dell’architettura internazionale. Ecco il punto, forse. I Fori “devono restare inconsumabili”. Insomma il contrario di quel che sta avvenendo con Il progetto Fori del quale non si parla più e in compenso con i cantieri della metro C che stano cannibalizzando molto più del lecito. Sfregiando irrimediabilmente quel settore della città straordinariamente evocativo ma anche strategico.
Il vecchio progetto Fori di Cederna e Italia Nostra si collegava a un piano più ampio di decentramento dei servizi che garantisse un decongestionamento della città consolidata. La forza di quella proposta era ancorata su quegli elementi. Osservando via dei Fori imperiali si ha sempre di più l’impressione che la realizzazione della metro C costituisca il fulcro del progetto per Roma. Del quale i Fori imperiali sono, sfortunatamente, soltanto lo scomodo contesto. Il Paesaggio composito da smontare pezzo a pezzo.