giovedì 4 agosto 2016

#Referendum: la lettera del Ministro Martina a sostegno del Sì, ma #ioVotoNo!

Il Ministro Maurizio Martina ha scritto una lettera a sostegno del sì al referendum costituzionale. Come al solito la riporto e ne faccio un'analisi. Sono graditi commenti.

Rinnovare la democrazia e le sue istituzioni è un compito fondamentale di questo momento storico. Vale per l'Italia ma non solo: basta guardarsi attorno per capire che la crisi delle istituzioni di rappresentanza è globale e che il nostro continente è oggi una delle frontiere più esposte a queste pulsioni.
E' un fatto che la riforma costituzionale votata dal nostro parlamento, proposta ora al vaglio dei cittadini, è il tentativo più avanzato di autoriforma delle istituzioni promosso oggi in Europa. Costituisce di per se, anche per questo, un messaggio di riscatto e di cambiamento che va ben oltre i limiti e le difficoltà misurate nel nostro dibattito nazionale in questi due anni di lavoro intenso sui testi delle modifiche da apportare.

Ora è doveroso chiedere ai cittadini una mano per compiere l'ultimo passo.
Per fare in modo che la democrazia italiana questa volta cambi davvero e si aggiorni, per poter riaprire un rapporto nuovo, più forte, tra istituzioni e cittadini. Per avere istituzioni più sobrie e semplici, più veloci e più rappresentative a cominciare proprio dal Parlamento.
Le istituzioni, la democrazia, la rappresentanza, non sono termini astratti da sbandierare solo in campagna elettorale. Sono strutture composte da uomini e donne, cittadini, madri, padri, lavoratori e soprattutto tanti giovani, oggi purtroppo disoccupati. La classe politica italiana sa benissimo che c'è una crisi di rappresentanza, ma non perché sia in crisi il concetto in sé, ma perché è venuto meno il suo principio cardine: perché votare un partito o una persona che poi non tutelerà i miei interessi in Parlamento? Questo il ragionamento di fondo. Questa riforma costituzionale accentuerà questa crisi innanzitutto perché non è una riforma votata dal Parlamento, ma imposta da un Governo. Nessun riscatto, nessun cambiamento può avvenire se tale riscatto e tale cambiamento non sono "sociali", di tutti, che promamano dal popolo. Ed il Governo con questa riforma mette da parte ogni istanza sociale, ogni ascolto politico, per dare voce solo a chi impone che in Italia le riforme avvengano con maggiore velocità e senza intoppi. La democrazia non si aggiorna. Semmai può ammalarsi a causa di batteri presenti in essa e che non sarà l'immunità per i consiglieri regionali/senatori a combattere. Le istituzioni sono sobrie per definizione, sono gli uomini e la loro natura ad essere costantemente insoddisfatti.


Una democrazia decidente è la miglior risposta che possiamo offrire a chi immagina di poter speculare elettoralmente allargando sempre di più il solco tra cittadini e istituzioni. Una democrazia rinnovata è il miglior sforzo che la buona politica può compiere per superare i suoi limiti, le sue difficoltà, spesso il suo isolamento dai bisogno e dalle aspettative delle persone. Sapendo che crisi democratica e crisi sociale si tengono ancora oggi e proprio per questo affrontare la prima significa contribuire a gestire anche la seconda.

Perché superare definitivamente il bicameralismo paritario per rafforzare e velocizzare l'attività legislativa della Camera, qualificare il Senato come aula delle autonomie territoriali, stabilire corsie dedicate ai provvedimenti di governo e riorganizzare gli strumenti referendari per renderli più utili non è poca cosa.
Così come non è poca cosa garantire meno instabilità dei governi e più partecipazione dei cittadini. Stiamo parlando di innovazioni positive, dal lato delle istituzioni, per rispondere meglio a temi essenziali. Dal lavoro alle nuove reti di protezione sociale, dalle politiche di sviluppo a quelle ambientali: quante volte in passato abbiamo avuto la percezione netta che le leggi prodotte fossero troppo spesso nate vecchie? Non è una questione di poco conto, nella globalizzazione, la variabile tempo. Non lo è certamente per la qualità di una democrazia.

La mia convinzione profonda poi è che tutto ciò serva innanzitutto per attualizzare i valori e gli impegni fondamentali scolpiti dai costituenti nella prima parte della nostra Carta. Proprio così: per essere fedeli ai principi della prima parte della Costituzione occorre oggi cambiarne la seconda parte.
Per affermare meglio equità, giustizia, solidarietà e partecipazione dobbiamo riorganizzare gli strumenti fondamentali del nostro agire nello spazio pubblico.
Esiste una democrazia non decidente? In democrazia governa il popolo, direttamente o indirettamente, ma sempre a lui spetta la decisione suprema, se il caso. Sulle leggi, come sulla giustizia, come sull'applicazione delle norme. Il solco tra istituzioni e cittadini viene allargato non da chi specula, ma dalle cronache che ogni giorno ci riportano notizie di arresti, indagini, malapolitica, appalti truccati, mazzette e altro ancora. L'isolamento dai bisogni delle persone avviene sempre perché a Roma si discute di tutto, men che meno dei problemi reali della gente. La stabilità del Governo può essere garantita dall'abilità di chi è chiamato a rappresentare i cittadini, non da orpelli che aggravano la funzione esecutiva a danno della rappresentanza di tutte le istanze sociali. In questo modo chi ha meno voce, chi ha meno forza (economica) sarà tagliato fuori dal circuito decisionale. 
Leggi nate vecchie? Semmai sono le opere pubbliche che spesso sono nate vecchie, oppure non sono mai nate, oppure sono state abbandonate appena nate. E questo sì, è stato un danno per la finanza pubblica. 

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