mercoledì 7 settembre 2016

Mensa scolastica: è legittimo portarsi il cibo da casa!

È diritto delle famiglie lasciare i figli a scuola, anche durante l’orario della mensa, senza però pagare il servizio pubblico e dotando i ragazzi di cibi preconfezionati o precotti a casa.

È ormai rivoluzione nelle mense scolastiche: dopo l’innovativa sentenza dello scorso giugno con cui la Corte di Appello di Torino [1] aveva riconosciuto il diritto delle famiglie a lasciare i propri figli a scuola anche durante l’orario della mensa, senza dover per forza pagare il costoso servizio pubblico, ma lasciando ai ragazzi un pasto precucinato a casa, ora lo stesso precedente viene condiviso da altri fori. Ed è ancora il capoluogo piemontese a ripetere il medesimo principio: con una recente sentenza [2], difatti, il Tribunale di Torino ha anch’esso stabilito che i genitori ben possono ben scegliere tra mensa scolastica e pasto preconfezionato o precotto a casa, ma da consumare all’interno dell’istituto, durante l’orario destinato alla refezione per tutti gli altri alunni.

Il principio alla base di questo nuovo orientamento è che anche nel “tempo mensa” viene impartita quell’«istruzione inferiore» prescritta come obbligatoria e gratuita dalla Costituzione [3]. Anche quando si mangia si vive un momento di socialità e il diritto a partecipare all’istruzione che pure viene impartita in quei momenti ai bambini delle elementari e ai ragazzi delle medie non può essere condizionato all’adesione a servizi a pagamento come la refezione organizzata dal singolo istituto. E visto che non si può lasciare gli studenti digiuni, l’unica alternativa è consentire che si portino il pasto da casa e lo consumino a scuola.

Sapevate, del resto, che i nostri codici prevedono – unico caso in tutta Europa – il “rapporto di abituale commensalità” come una situazione di amicizia consolidata tra due soggetti? Sicché, ad esempio, nel caso in cui il giudice sia solito “mangiare” insieme a uno degli avvocati dovrà necessariamente astenersi dal decidere la causa.

Alla riapertura delle scuole, quindi, le famiglie potranno scegliere, da quest’anno, se sostenere i costi del servizio pubblico o cucinare da casa il pasto che i propri figli consumeranno tuttavia a scuola, mentre tutti gli altri compagni mangiano i piatti stabiliti invece dallo chef della mensa.

La sentenza vale in tutta Italia?
Come noto, le sentenze valgono solo tra le parti in causa e non hanno la stessa efficacia, per tutti i cittadini italiani, come l’hanno invece le leggi. Dunque la sentenza della Corte di Appello di Torino avrà effetto solo per quelle famiglie che hanno proposto e vinto il ricorso. È chiaro, però, che trattandosi dell’unico precedente in materia, esso è destinato ad assumere un valore guida nel futuro contenzioso. E potrà essere segnalato dalle stesse scuole, nei successivi mesi, per chiedere maggiori chiarimenti al Ministero. Ministero che, a sua volta, potrà adeguarsi al comando del giudice, emanando una circolare che – quella sì – avrà valore su tutto il territorio nazionale. Il tutto, ovviamente, sempre che non si decida di andare in Cassazione. E in quel caso, ovviamente, tutto potrebbe ritornare in discussione. Si vedrà nei prossimi mesi. Per il momento, le famiglie possono anche iniziare ad armarsi.

[1] C. App. Torino, sent n. 1049/16.
[2] Trib. Torino, ord. 13.08.2016.
[3] Art. 34 Cost.

fonte: LA LEGGE PER TUTTI