mercoledì 5 luglio 2017

Come mangiare al ristorante gratis e lavare i piatti

Chi non paga il conto rischia la querela. Ma ci sono dei casi in cui il cliente si può rifiutare di pagare. O lavare i piatti in cambio di un pasto.
La tipica scena da film: ti siedi a mangiare al ristorante, ordini pure una bottiglia di buon vino e al momento di pagare il conto ti accorgi di non avere soldi nel portafoglio e di aver lasciato la carta di credito a casa. Il ristoratore fa la faccia buia e, con l’indice, mostra la porta della cucina, dove ti toccherà lavare i piatti.
E’ una scena che può essere reale? Dipende solo ed esclusivamente dal ristoratore.
Non c’è una legge che preveda di poter mangiare al ristorante gratis e lavare i piatti
Resta, comunque, un’alternativa valida, se al proprietario del locale può far comodo avere un lavapiatti in più per un giorno e vuole evitare di chiamare la Polizia.
Perché quello che la legge sì prevede è che chi vuole mangiare al ristorante gratis senza essere stato invitato dal ristoratore si prenda una querela per insolvenza fraudolenta [1], reato punito con la reclusione fino a 2 anni o con la multa fino a 516 euro. Una cifra decisamente più alta di quello che costa mediamente un buon pasto al ristorante irrorato da un vino eccellente, caffè e ammazzacaffè.
Tanto vale controllare due cose prima di sedersi a tavola (perché è al momento dell’ordinazione che scatta il contratto tra cliente e ristoratore). La prima, di avere qualcosa nel portafoglio. La seconda, i prezzi indicati sul menù (compreso quello del coperto). Se uno di questi due elementi viene a mancare, meglio cucinarsi qualcosa a casa o saltare il pranzo.

Quando si può non pagare il conto al ristorante (senza lavare i piatti)

Ci sono, però, delle circostanze in cui è possibile mangiare al ristorante gratis senza dover lavare i piatti e senza rischiare la querela. Rare, ma ci sono.
La prima è la più banale: vado al ristorante fiero, come Mr. Bean, della mia carta di credito. Nel momento in cui devo pagare il conto, scopro di avere fatto male i calcoli e di non avere dei soldi a sufficienza. Oppure la carta viene rifiutata (e qui ne risponde il cliente) o il ristoratore mi dice di non avere il Pos (ne risponde lui, è obbligato ad averlo) o, ancora, il dispositivo del pagamento elettronico non funziona (ne risponde sempre lui, non è un problema del cliente). Ad ogni modo, se il cliente è di fiducia, nel senso che va spesso in quel locale e il titolare lo conosce, basta mettersi d’accordo: «Passo domani con i contanti». Capitolo chiuso. Non c’è bisogno di lavare i piatti.
Ma se il ristoratore non conosce il cliente? L’alternativa al sapone e la spugna è quella di dare la propria carta d’identità assicurando che, al più presto, si tornerà nel locale a saldare il conto. Il proprietario del ristorante farà bene ad emettere la fattura: è la prova provata del fatto che l’avventore, nel caso sparisse, ha consumato un pasto nel suo locale.
Con quella fattura, il ristoratore potrà agire giudizialmente, perché mangiare al ristorante gratis e lavare i piatti per pagare il conto non è contemplato dalla legge.
Caso numero due: quello in cui il listino dei prezzi non sia esposto al pubblico e non venga nemmeno consegnato al cliente seduto a tavola il menù con il costo delle pietanze. Succede, di solito, nei posti cosiddetti «alla buona». Arriva il cameriere, quadernetto e penna in mano, e dice: «Di primo oggi abbiamo pasta all’arrabbiata, gnocchi al pomodoro, ecc.». Raramente un cliente chiederà: «Scusi, quanto costa?». Semmai dirà: «Scusi, mi può portare il menù?». Il cameriere non potrà dire di no. Perché?
Perché c’è un Regio decreto del 1940 [2], ancora in vigore, che obbliga i locali ad esporre il listino dei prezzi. Il gestore del ristorante rischia 308 euro di multa per tenere i prezzi nascosti ai clienti. Quindi, in caso di brutte sorprese il cliente ha la possibilità di mangiare al ristorante gratis, andarsene via senza pagare e non lavare i piatti. Oppure di non mangiare affatto e andarsene via per evitare di mangiare al buio.
Altro discorso è dire: «Non pago perché gli spaghetti facevano schifo». I gusti sono sempre soggettivi. La causa legale sarebbe estremamente lunga (e costosa).

Cosa si rischia per non pagare il conto al ristorante

Dunque, ci deve essere un motivo valido per mangiare al ristorante gratis, cioè per rifiutarsi di pagare il conto. Altrimenti, come accennato, il cliente rischia una querela per insolvenza fraudolenta. Secondo il codice penale, incorre in questo reato «chi, dissimulando il proprio stato di insolvenza, contrae un’obbligazione col proposito di non adempierla». Tradotto in cristiano: vado al ristorante sapendo di non poter pagare ma mangio lo stesso. Il conto sarà, comunque, salato: rischio 2 anni di carcere o fino a 516 euro di multa.
Il reato di insolvenza fraudolenta non è perseguibile d’ufficio, non prevede l’arresto in flagranza, il fermo o misure cautelari. Se il titolare del ristorante chiama le forze dell’ordine, queste potranno soltanto identificare il cliente scroccone e raccogliere la querela del ristoratore, anche in forma orale.
Attenzione: guai a chi prova a bloccare il cliente che, dopo aver mangiato gratis al ristorante, cerca di fuggire senza aver pagato il conto (e senza aver nemmeno lavato i piatti) prima dell’arrivo della Polizia o dei Carabinieri: incorrerebbe nel reato di sequestro di persona. Non ne vale la pena. Meglio presentare querela contro ignoti e fornire ogni elemento utile per l’identificazione.

Quando si può mangiare al ristorante gratis e lavare i piatti

Fin qui, quello che dice la legge. Ma è possibile mangiare al ristorante gratis e lavare i piatti? Sì. Quando e come? Quando il ristoratore lo decide, di sua spontanea volontà.
C’è, ad esempio, un ristorante nel New Jersey, negli Stati Uniti, aperto dalla rockstar Jon Bon Jovi, in cui non si vuole lasciare un solo cliente a pancia vuota. Il locale dà la possibilità a chiunque di mangiare al ristorante gratis e di lavare i piatti in cambio del pasto servito. O di servire ai tavoli, pulire la cucina, riordinare, collaborare nella sistemazione del ristorante dopo che i clienti sono andati via.
Si tratta, dunque, di un accordo preventivo tra ristoratore e cliente. Non hai i soldi ma vuoi mangiare lo stesso? Ci darai una mano
Curiosità: il ristorante si chiama Soul Kitchen, un nome che riprende il titolo di una vecchia canzone dei Doors e che si potrebbe malamente tradurre in Anima della cucina. Un’anima solidale. Anzi: equosolidale, verrebbe da dire. «Hai fame? Ti do da mangiare. Non hai soldi? Lavori per me». Sarebbe proponibile anche in Italia?

note

[1] Art. 641 cod. pen.
[2] Art. 180 Reggio decreto n. 635/1940

fonte:  https://www.laleggepertutti.it/167159_come-mangiare-al-ristorante-gratis-e-lavare-i-piatti