lunedì 3 luglio 2017

Quando è possibile non pagare la multa?

Tutti i metodi di ricorso contro le multe per violazione del codice della strada: ecco quando è possibile impugnare il verbale e fare ricorso al giudice di Pace o al Prefetto. Ma attenzione: in caso di rigetto del ricorso le conseguenze possono essere peggiori.

Un tempo, quando arrivava una multa, la si impugnava quasi sempre. Le cause al giudice di pace, per gli importi più bassi, erano gratuite e difficilmente, in caso di rigetto del ricorso, il giudice condannava alle spese processuali. Oggi le cose non stanno più così: il contributo unificato si paga anche per piccole somme e il magistrato, in caso di soccombenza, è tenuto a liquidare le spese legali sostenute dall’amministrazione avversaria (salvo ricorrano ipotesi difficilmente riscontrabili nel caso di contravvenzioni). Ecco perché, prima di avventurarsi in una causa, è bene conoscere le multe che si possono evitare di pagare e quelle che, invece, è meglio estinguere subito. Ma procediamo con ordine.

Cosa si rischia se si sbaglia il ricorso?

Per presentare un ricorso contro una multa bisogna avere delle motivazioni serie e apprezzabili. Questo perché chi perde il ricorso va incontro a conseguenze a volte peggiori, dal punto di vista economico, della multa stessa. Da un lato, in caso di ricorso al Prefetto, l’ordinanza ingiunzione che rigetta l’istanza dispone la condanna del cittadino a pagare il doppio dell’importo riportato «in misura ridotta» nell’originale verbale. Dall’altro lato, in caso di ricorso al giudice di Pace, sebbene questi, nel dichiarare la soccombenza dell’automobilista, sia tenuto a confermare l’importo della multa, deve tuttavia condannare il ricorrente alle spese processuali sostenute dalla controparte. Le cose vanno peggio per chi non paga perché subisce una maggiorazione del 10% a titolo di interessi che scatta ogni sei mesi e, in ultima istanza, dopo 60 giorni dall’arrivo della cartella di pagamento, c’è il fermo auto.
Ciò nonostante, quando si parla di multe la prima domanda – lecita o meno – che ci si pone è «devo pagare?». È vero, infatti, almeno in teoria, che chi sbaglia paga. Ma se questo vale per l’automobilista, vale anche per la pubblica amministrazione. Le regole delineano infatti la cornice formale e sostanziale entro la quale cittadini e istituzioni devono muoversi. Ed è proprio dalla violazione di tali regole che deriva il maggior numero di ricorsi contro le multe. La conseguenza è che il verbale viene annullato e il trasgressore – seppur ha sbagliato – non deve pagare nulla. Né la polizia, nella maggior parte dei casi, ha la possibilità di spedire un secondo verbale, questa volta corretto, perché i termini per l’invio della contravvenzione sono particolarmente stretti. Ma quali sono le multe che si possono evitare di pagare? Nel corso di questo articolo cercheremo di indicare i casi più sicuri, secondo l’orientamento dei giudici.

La multa non si paga se il verbale è incompleto

Il codice della strada stabilisce uno specifico contenuto formale della multa. Essa deve contenere:
  • l’indicazione del giorno, dell’ora e della località nei quali la violazione è avvenuta;
  • l’indicazione, del giorno, dell’ora e della località nei quali è avvenuta la redazione del verbale;
  • le generalità e la residenza del trasgressore;
  • gli estremi della patente di guida;
  • il tipo di veicolo contravvenzionato;
  • gli estremi della targa;
  • una sommaria esposizione del fatto;
  • l’indicazione della norma violata;
  • eventuali dichiarazioni del trasgressore;
  • l’autorità competente a decidere di un eventuale ricorso.
L’eventuale imprecisione di uno degli elementi indicati e, a maggior ragione, la sua mancanza può far scattare l’annullamento della multa, ma non sempre: l’errore determina l’illegittimità del verbale solo quando causa incertezza sugli elementi costitutivi dell’illecito, impedendo all’automobilista di difendersi davanti al giudice. Ad esempio se il verbale dovesse indicare in modo errato il colore dell’auto non si tratterebbe di un vizio tale da limitare il diritto di difesa. E così per un semplice errore negli estremi della targa, salvo che non vi sia coincidenza anche con gli altri elementi dell’auto (ad esempio, tipo e modello), facendo ritenere all’automobilista che la multa era in realtà indirizzata a un’altra persona.

La multa non si paga se arriva oltre i termini

La multa deve essere notificata al titolare dell’automobile entro 90 giorni dall’infrazione, anche se la polizia ha redatto il verbale presso i propri uffici in un momento successivo. Il termine dei 90 giorni si considera rispettato con riferimento alla data di spedizione della raccomandata e non a quella di ricevimento; tuttavia è dalla data di ricevimento della multa che decorrono i termini per far ricorso al giudice di Pace (30 giorni) o al Prefetto (60 giorni).

La multa non si paga se arriva con le poste private

La notificazione della multa si considera nulla – o meglio, inesistente – se eseguita a mezzo di corrieri o servizi postali privati. Questo perché, ad oggi (ma sembra per poco ancora), solo Poste Italiane può notificare gli atti giudiziari o amministrativi come multe, cartelle di pagamento, ecc.

La multa non si paga se manca la data di contestazione

Se il verbale non indica la data in cui l’automobilista ha commesso l’infrazione ci sono buone possibilità per vederselo annullare presentando ricorso. La data della violazione non può essere né assente, né errata: diversamente viene compromesso il diritto di difesa dell’automobilista, il quale non è messo in condizioni di sapere con esattezza quando sarebbe avvenuta la violazione del codice della strada e, conseguentemente, ricostruire i suoi o altrui spostamenti.

La multa non si paga se manca il luogo della contestazione

È nullo il verbale che non indica in quale posto l’automobilista avrebbe commesso l’infrazione perché in tal modo non viene data la possibilità di un riscontro certo sull’identità del trasgressore. Invece, la non corretta indicazione del numero civico è stata ritenuta un vizio non grave.

La multa non si paga se non viene indicata la violazione commessa

Il verbale deve indicare il comportamento commesso dall’automobilista e la norma da questi violata. La non corretta indicazione di uno dei due elementi consente di fare ricorso. 

La multa non si paga se c’è un’urgenza

In caso di urgenza dettata dalla necessità di salvare sé stessi o altri da un pericolo grave alla vita o all’incolumità fisica si possono violare le norme del codice della strada e poi farsi annullare la multa. Si pensi a chi lascia in seconda fila l’auto per acquistare un farmaco salvavita in farmacia o a chi eccede i limiti di velocità per portare un parente in ospedale perché sta male. Non conta poi l’esito dei riscontri fatti al pronto soccorso: se questi dovessero verificare che non vi era alcuna urgenza, la multa è ugualmente nulla perché vale la percezione del pericolo avvertita dall’automobilista. Per esempio, se questi ha scambiato una semplice tachicardia per infarto può ugualmente impugnare la multa.

La multa non si paga se c’è un’oggettiva impossibilità

Come lo stato di necessità (di cui abbiamo appena parlato), anche la «forza maggiore» consente di annullare la multa. Si pensi a un’auto che si blocchi in seconda fila e non riesca più a partire. Anche in questa ipotesi la multa è nulla e non va pagata.

La multa si paga se manca la contestazione immediata

Contrariamente a quanto si crede, non tutte le multe devono essere contestate nell’immediatezza. Non lo deve essere, ad esempio, il divieto di sosta laddove l’automobilista abbia lasciato l’auto e si sia allontanato; il passaggio al semaforo rosso; le situazioni in cui è impossibile raggiungere l’auto lanciata ad eccesso di velocità; il sorpasso vietato; l’eccesso di velocità rilevato con tutor e autovelox sulle strade extraurbane a scorrimento o in quelle su cui il Prefetto ha consentito la rilevazione con postazioni fisse senza contestazione immediata.

La multa non si paga se l’autovelox non è tarato

L’anno scorso la Corte costituzionale ha detto che tutti gli autovelox devono essere tarati periodicamente, ossia sottoposti a controllo per attestarne il regolare funzionamento. Senza tale check up che deve intervenire almeno una volta l’anno e deve essere certificato con un verbale (da mostrare all’automobilista a sua richiesta), la multa è nulla.

Il divieto di sosta accertato dall’ausiliare del traffico non si paga

Solo la polizia può elevare le multe per divieto di sosta. Gli ausiliari del traffico possono farlo solo in concomitanza delle strisce blu, laddove non sia pagato il ticket o quando un automobilista, parcheggiato in seconda fila, impedisca a uno invece sulle strisce di uscire dal parcheggio. Ciò nonostante la pratica di far accertare le multe per divieto di sosta dagli ausiliari del traffico è ugualmente usata dai nostri Comuni. Le multe sono quindi tutte nulle.

Non si paga la multa se la segnaletica è poco visibile

Come abbiamo già detto in Come annullare la multa per segnaletica poco visibile, il verbale di violazione del codice della strada può essere elevato solo se l’ente titolare della strada ha tenuto in buono stato di manutenzione la segnaletica verticale. Se i cartelli presentano scritte che li rendono illeggibili, o sono divelti, o girati dall’altro lato dai vandali, o coperti dalla vegetazione, la multa è nulla.

Si paga la multa per parcheggio controsenso

Terminiamo con una delle violazioni più comunemente commesse: la multa per parcheggio contromano. In questo caso bisogna pagare perché non c’è modo di salvare l’automobilista che, pur di lasciare l’auto in un posto lasciato libero è costretto a fare un’infrazione.

fonte:  https://www.laleggepertutti.it/