giovedì 6 luglio 2017

Roma, Sciopero Atac: ripensare il modello di trasporto pubblico?

#Roma #sciopero #Atac

Ripensare il modello del trasporto pubblico. Non siamo più ai tempi della prima Repubblica, quando accumulando debiti si riusciva a sistemare ogni cosa. Oggi è necessario ripensare al trasporto pubblico locale in una chiave di governance delle nostre città e di Roma in particolare.

I motivi dello sciopero di oggi è bene conoscerli: si legge in un comunicato che "Atac vuole risolvere la sua crisi spremendo i lavoratori: dal 2015 parte del salario ordinario è diventato variabile, i carichi di lavoro sono aumentati e tutte le assenze, anche quelle per malattia e legge 104, gravano sullo stipendio. I lavoratori chiedono di poter votare con un referendum queste disposizioni".


A Roma tutti conosciamo le condizioni del trasporto pubblico: mezzi fatiscenti, sporchi, spesso rotti se non addirittura pericolosi per lo stesso traffico urbano. Roma è, poi, quella città dove tutti sanno tutto, ma nessuno ha il coraggio di dirlo. Atac è stata da sempre un bacino elettorale per ogni partito politico. Non è mai fregato un granché a nessuno garantire che il servizio pubblico fosse efficiente, il ritorno in termini di voti era garantito da quante "famiglie" era possibile sistemare: parentopoli ne è un esempio. 

E' un sistema che dura da quando è stato inventato l'autobus

Oggi si chiede ai lavoratori di tirare la cinghia, quando mancano investimenti nel settore. Il sindacato e la politica dove sono oggi? La gravità della situazione non è nella "spremitura" dei lavoratori, ma nelle condizioni in cui questi sono costretti a lavorare. Tralasciando le linee periferiche privatizzate i cui lavoratori hanno difficoltà addirittura a percepire lo stipendio. 

Oggi la politica chiede ai lavoratori di tirare la cinghia, quando è stata quella stessa politica a sfruttare i vantaggi elettorali di una cinghia neanche lenta, praticamente sfibrata. Ed una cinghia sfibrata non si riallaccia più.

Oggi i sindacati chiamano allo sciopero, da anni ormai fedele compagno delle settimane lavorative dei pendolari, quando non avrebbero dovuto chiudere gli occhi di fronte a situazioni che in passato hanno certamente portato oggi a dover tirare la cinghia.

Intanto Roma muore. Muore perché è morta la politica in questa città. Politica che dovrebbe dare una visione d'insieme e non del particolare; politica che dovrebbe agire sullo straordinario e non sull'ordinario. 

Serve ripensare la governance di questa città a partire dai Municipi che così come sono, servono poco a nulla. 

Servono sindacalisti che facciano veramente gli interessi dei lavoratori, che servano il lavoro e non i privilegi.