martedì 12 agosto 2014

Scoperto il farmaco che cura la leucemia. Verrà prodotto da la Roche.



Una luce di speranza per chi vive nel tunnel della malattia.Una pietra miliare. In Italia le stime parlano di circa 1.600 nuovi casi ogni anno di leucemia linfocitica cronica tra gli uomini e 1.150 tra le donne. Si parla di una “pietra miliare”: Il gruppo Roche ha ricevuto l’approvazione europea per un nuovo farmaco per curare la leucemia. È stato sviluppato nel corso degli anni in Penzberg.Entrerà a breve in commercio il nuovo farmaco chiamato “Gazyvaro” che era stato sviluppato negli ultimi anni da specialisti in Penzberg, dove si produrrù il farmaco anche per il mercato mondiale.A Penzberg nell’istituto di biotecnologie vegetali della Roche Diagnostics si parla di un “grande evento” per il lavoro svolto dai ricercatori, una “pietra miliare”. Per gli Stati Uniti, “Gazyvaro” aveva già ricevuto l’approvazione, dove è stato classificato come una svolta terapeutica. Poi ha seguìto l’approvazione da parte dell’Agenzia europea per i medicinali per l’UE. Secondo Roche, il nuovo farmaco migliora il trattamento della forma più comune di cancro del sangue nell’età adulta, la leucemia linfatica cronica. Nel confronto diretto alla terapia standard con MabThera, il Gruppo, riducendo Gazyvaro in combinazione con la chemioterapia in pazienti con leucemia linfocitica cronica, presenta un rischio di progressione della malattia o il verificarsi di morte del 61 per cento.La leucemia linfatica cronica (LLC) è una neoplasia ematologica dovuta a un accumulo di linfociti nel sangue, nel midollo osseo e negli organi linfatici (linfonodi e milza).I linfociti sono cellule del sistema immunitario che sorvegliano l’organismo e attivano le difese nei confronti di microorganismi o cellule tumorali e si distinguono in B o T in base al tipo di risposta che sono in grado di attivare.Nella LLC uno di questi linfociti (per lo più un linfocita B) subisce una trasformazione maligna e produce un clone linfocitario, cioè un insieme di un gran numero di cellule uguali tra loro che non rispondono più agli stimoli fisiologici e diventano immortali. Continuano così a riprodursi e ad accumularsi nel sangue, nel midollo osseo, negli organi linfatici (linfonodi e milza) e, talvolta, anche in altri organi. È la leucemia più comune nel mondo occidentale ed è tipica nell’anziano. L’età media alla diagnosi è attorno ai 65 anni e meno del 15% dei casi viene diagnosticato prima dei 60 anni.Come molti tumori, anche la LLC può essere provocata da fattori ambientali che interagiscono con caratteristiche genetiche dell’individuo. Non sono stati identificati fattori di rischio modificabili dall’individuo, ma diversi studi hanno dimostrato che fattori genetici o familiari possono predisporre allo sviluppo della malattia.Nei parenti di primo grado di pazienti affetti da LLC l’incidenza è maggiore rispetto a quella osservata in una popolazione normale di controllo.Colpisce ogni anno circa 5 persone su 100.000 e l’incidenza aumenta con l’aumentare dell’età. In Italia le stime parlano di circa 1.600 nuovi casi ogni anno tra gli uomini e 1.150 tra le donne.In più della metà dei pazienti, la LLC viene diagnosticata per caso, nel corso di un esame del sangue per altra ragione, oppure perché si nota un linfonodo ingrossato a livello del collo, delle ascelle o dell’inguine. Infatti in circa due casi su tre la diagnosi avviene in uno stadio ancora senza sintomi. Il sintomo più frequente è l’adenopatia generalizzata: i linfonodi appaiono di consistenza elastica e non sono dolorosi al tatto ed è frequente anche l’ingrossamento di milza (splenomegalia) e fegato (epatomegalia). Con il progredire della malattia possono comparire altri sintomi comuni anche alle altre leucemie e sono provocati dall’invasione del midollo osseo da parte delle cellule maligne: stanchezza, pallore e palpitazioni per via dell’anemia; emorragie per la riduzione delle piastrine. L’aumento dei linfociti impedisce la produzione nel midollo osseo delle altre cellule di difesa: si parla quindi di immunodeficienza, che predispone all’insorgenza di infezioni.Circa 5 pazienti su 100 presentano anche disturbi autoimmuni, cioè producono anticorpi contro il proprio organismo, in particolare contro le altre cellule del sangue, che vengono quindi distrutte (anemia emolitica e piastrinopenia).