lunedì 11 agosto 2014

Università, test e numero chiuso: la riflessione di un medico chirurgo.




Il colpo di Stato – la legge illegale che vieta la conoscenza”
autori: Massimo Citro, medico e Michele Bonetti, avvocato.

28 CEPUS DEI

Questo l'inizio di tutto.
Cominciò quella volta, quasi per gioco.
Non certo per caso.
Ora vi domanderete perché un medico sostenga spontaneamente il
test d'ingresso a Medicina. Stupisce che un professionista sacrifichi
mezza giornata di lavoro per denunciare un'ingiustizia sociale.
Ma,  per dirla con Terenzio: «Homo sum, humani nihil a me alienum
puto», 'sono uomo e tutto quanto è umano mi riguarda'.
Per dirla  invece con parole ispirate alla mia esperienza di medico, di psicoterapeuta,
avevo curato troppi genitori depressi a causa di figli non
ammessi all'università anno dopo anno; avevo in cura troppi ragazzi
scoraggiati, alla deriva, spogliati dall'entusiasmo di chi sta per
realizzare un sogno: diventare quello per cui si è nati. Se ha ragione
Hillman quando scrive che ognuno s'incarna dopo aver deciso
cosa necessiti il suo spirito, vietare lo studio a priori è violenza
anche nei confronti dell'anima, poiché è questa a stabilire quel che
conviene alla sua evoluzione, non una legge umana. Riflettiamoci.
Siamo così diversi dai fondamentalisti afghani che sfregiano le
ragazze che intendono iscriversi all'università? Noi, in Italia, sfregiamo
le anime dei giovani. Ho visto tanti studenti di valore perdere
fiducia in se stessi e andare alla deriva, nella convinzione del
proprio fallimento esistenziale. A vent'anni poi... è un attimo!
Nel mio personale percorso, mi è stato insegnato che il medico
deve stare dalla parte dei deboli e dei sofferenti, deve aiutarli e proteggerli.
Per questo mi sono esposto in prima persona per dar voce
alle centinaia di migliaia di disperati che nessuno prende in considerazione,
scartati e abbandonati da una società che nemmeno
affronta il problema, convinta che riguardi solo qualche studente...
cosa volete che sia? L'Italia ha problemi ben più gravi da
affrontare! Invece no, riguarda ognuno di noi, come ogni volta
che viene leso il Diritto. Riguarda l'intera comunità degli italiani.
E poi... vedersi privare, senza motivo, della possibilità dì realizzarsi
come individuo può essere causa di malattia, al pari dì lutti,
abbandoni, conflitti familiari, disagi economici . .,.
Per questo partecipai a quell'esame.
Mi era sembrato che la nuova pratica del Numero chiuso, per cui
migliaia di studenti aventi diritto erano esclusi a priori dagli atene,,
configurasse una grave ingiustizia incostiruzionale. Ma era solo
l'inizio, dal momento che, proseguendo le ricerche, cominciava a
svelarsi una drammatica realtà criminale. Il Numero chiuso è soltanto
l'apice di un complesso, sofisticato e ben ramificato progetto
di gruppi di potere che, passando anche attraverso ingenti interessi
economici, sta per ottenere il controllo delle nostre Università,
in particolare delle facoltà di Medicina e, per il mezzo di queste,
dell'intera Sanità, gettando le basi per un colpo di Stato ...
La mattina del test, intendevo mettere in atto una provocazione
che portasse, o così almeno speravo, alla revisione del sistema di
parte del Ministero dell'Istruzione. Mi ero perfino divertito,
soprattutto quando, dopo aver chiesto di andare in bagno, come
non facevo dagli anni del Liceo, era stato messo in atto un apparato
di sicurezza a garanzia della serietà dell'esame, con una signora
che mi accompagnò rimanendo, per fortuna, in attesa alla porta
dei servizi, controllandomi però a vista. A quel punto mi sembrava
di essere tornato agli anni delle elementari. Sicurezza e garazia.,
sono tra le ossessioni di un'Europa insicura e ansiosa, testarda.
nella sua illusione di poter prevenire qualsiasi incidente immaginando
norme sempre più nevrotiche. Viviamo in un'Europa.
dimentica che la vita è rischio per sua stessa definizione, che camminiamo
a fianco del pericolo e della morte da sempre e cosl sempre
sarà poiché nessuna norma ci renderà mai immuni dalla vita
stessa. Fiumi di parole superflue, quando invece le regole sagge ne
richiedono poche. Poche decine di parole per i Dieci
Comandamenti, centinaia per la Dichiarazione d'Indipendenza.
americana ... ma decine di migliaia per la normativa europea sull'uniformità
delle confezioni di caramelle! Questa è l'Unione
Europea. O, meglio sarebbe dire, la "Disunione Europea".
Tornando all'esame di ammissione, come finl? Fui bocciato!
Pochi giorni dopo, scrissi la mia prima lettera al ministro
dell'Università e della Ricerca, Fabio Mussi. Con quest'azione e
con quelle di cui parlerò in seguito, non intendevo mettermi in
mostra, né avvicinarmi al mondo della politica, come qualcuno ha
preteso. Conduco da sempre un'esistenza che giorno e notte si
articola tra la mura dei miei pazienti e le ricerche in laboratorio.
Sono queste il mio pane quotidiano, non i clamori del mondo.
Non ho nemmeno la televisione.
Scrissi informndolo dell'accaduto, ricordando le mie due lauree
e la specialità, tutte conseguite con lode proprio in quell'università
che oggi mi rifiutava come studente del primo anno di
Medicina, io medico da un quarto di secolo: qualcosa non funzionava.
Inizialmente la mia protesta s'incentrò sulla tipologia dei test.
Offende il buon senso e l'intelligenza adottare test a risposta multipla
per determinare il futuro dei nostri figli. Test che seguono
una moda americana compatibile con quiz di tipo televisivo dove
si possono vincere soldi, ma non con una sede accademica.
Qualche esempio? I test di ammissione universitaria sono alla stregua
di barzellette come: "Quale di questi tre non è un quotidiano?
Risposte: a) La Stampa. b) Il Tempo. c) Il Tampax. Risposta esatta:
il Tampax. Infatti è un ... mensile  Questa è solo una barzelletta,
ma potrebbe con diritto entrare nel novero delle domande. Quelle
che seguiranno sono, invece, tristemente vere.
Una delle ottanta domande che nel 2006 hanno impedito a decine
di migliaia di ragazzi d'iscriversi alla facoltà di Medicina era:
((Il cameriere di un ristorante chiede al cliente se preferisce vino rosso
o bianco, e questi risponde: no, grazie, non bevo perché sono . . . (completare
con la risposta che rende spiritosa quella del cliente)».

Tra le cinque possibili c'era anche astemio, ma la risposta esatta era
daltonico. È in questo modo che da anni si pretende di selezionare
chi sarà degno di studiare Medicina in Italia. Evidentemente
oggi per diventare medico sono indispensabili abbondanti dosi di
umorismo. Per inciso, la risposta era pure sbagliata, dal momento
che di solito il daltonico non ha problemi nel distinguere il bianco
dal rosso. A quei tempi ero però ancora solo all'inizio della crociata
e non pensai a impugnare la domanda: Mi limitai a denunciare
al ministro l'ambiguità di certi quesiti devianti che definii:
«Espressioni più di una mente paranoide che d 'illuminata saggezza>>.
Aggiunsi che avrei voluto conoscere l'ideatore dei test, perché
come psicoterapeuta avrei forse potuto essergli di aiuto. A distanza
di anni rimango ancora della stessa idea, disponibile a dimostrarlo
agli interessati, se mai ne avessero il coraggio.
Soffermiamoci ancora un istante sui test. Interi quarti d'ora su
quesiti cosiddetti di logica, non tanto per rispondere, quanto per
cercare di comprenderne il significato. Domande di logica, le
chiamano. Forse, ma una logica però esasperata e sterile, incapace
di valutare la maturità del candidato. Nessun test a crocette può
sostituirsi a un colloquio o a uno serino tradizionale, dove il "fattore
umano" ha peso determinante. Una persona intelligente
dovrebbe rifiutarsi di perder tempo a cercar di comprendere ambigui
arzigogoli. Colui che pensa in grande non sopravvivé"' agli
angusti confini delle caselline dei quiz, più adatte invece a chi ha
messo le ghette al cervello. l test a crocette e il sistema di selezione
universitario italiano favoriscono i mediocri e penalizzano i più
geniali: chiediamoci che tipo di professionisti stiamo preparando!
Non pare poi illogico e immorale porre ai ragazzi quesiti riguardanti
materie che ancora devono studiare, che solo reclamano
l'opportunità di studiare? Ricordate questo termine: opportunità.
Gli studenti non pretendono altro se non di partecipare alla gara
della propria vita.

fonte: www.stampalibera.com