lunedì 23 marzo 2015

"Corruzione" nel settore pubblico, è "normale" per il 73% delle aziende

 


ROMA - Il 73,6% delle piccole e medie imprese del Lazio pensa che i fenomeni di corruzione e collusione costituiscono una realtà «normale» all’interno delle pubbliche amministrazioni. È infatti totalmente d’accordo con questo il 42,7% delle imprese a cui si aggiunge un ulteriore 30,9% che si dichiara abbastanza d’accordo. È quanto emerge dal focus «corruzione» di un’indagine della Cna Roma e Lazio e della Cer commissionata dopo la maxi inchiesta sulla cosiddetta Mafia Capitale «È opportuno sottolineare comunque che non si sta affermando che tutti coloro che operano nelle pubbliche amministrazioni sono corrotti o collusi ma al contrario che seppur la quasi totalità degli attori coinvolti opera secondo le norme questo non esclude la presenza di mele marce che non operano secondo le regole allo scopo di trarre un proprio personale beneficio», si precisa nel rapporto.
Poca trasparenza
«Un quarto delle piccole e medie imprese che hanno partecipato all’indagine dichiara di aver partecipato almeno una volta ad un appalto pubblico italiano o direttamente o come imprese subappaltatrice o nella doppia veste. Di tali imprese, ben il 39,3% ha dichiarato di aver ravvisato nel comportamento dei propri concorrenti azioni tali da influenzare in modo improprio la procedura di affidamento mentre una percentuale pari al 31,3% non ha ravvisato alcun motivo per pensare ciò - si spiega - Ben il 29,5% delle piccole e medie imprese che hanno partecipato ad appalti pubblici non riescono a fornire un giudizio preciso evidenziando forse in tal modo una mancanza di trasparenza dei vari attori coinvolti».
Sono «le norme poco chiare e disordinate che regolano l’attività della pubblica amministrazione il terreno fertile perché la corruzione e la collusione possano fiorire». Lo ritiene la maggioranza delle piccole e medie imprese del Lazio (il 55,1%) secondo cui questo fattore «incide molto». Lo attesta una indagine della Cna-Cer commissionata dopo la maxi inchiesta sulla cosiddetta Mafia Capitale e presentata oggi. «A queste imprese se ne aggiunge un ulteriore terzo (il 30%) che riconosce a tale fattore un ruolo importante nel far fiorire i fenomeni di corruzione e/o di collusione - si spiega - Sostanzialmente nessuna delle imprese intervistate ritiene che tale fattori non abbiano alcun ruolo a tal fine». «Ma quali potrebbero essere le iniziative che se poste in atto potrebbero servire a contrastare efficacemente i fenomeni di corruzione e collusione all’interno delle pubbliche amministrazioni? - ci si domanda nello studio - Innanzitutto, le piccole e medie imprese ritengono che per combattere efficacemente la corruzione e la collusione sia necessario aumentare, rendendoli più efficaci, i controlli. A questi dovrebbero poi seguire pene più severe e certe per coloro che hanno violato le norme».(ANSA).