lunedì 23 marzo 2015

Rocca Cencia, il senso della manifestazione va oltre i confini di quartiere

Da anni Roma vive un'emergenza senza precedenti sulla questione rifiuti. Ne sono una triste testimonianza i numerosi cassonetti spesso stracolmi di rifiuti. La concezione "cerroniana" della raccolta dei rifiuti volge ormai al termine e si cercano soluzioni per ovviare aquesto dilemma. 

Dopo aver chiuso la discarica di Malagrotta, la soluzione più accreditata sembra essere quella di individuare nuovi siti dove smaltire i rifiuti e dare una maggiore spinta alla raccolta differenziata. Se da un lato è vero che tale pratica di raccolta riuscirebbe a ridurre i rifiuti, dall'altro c'è la totale mancanza di informazione ai cittadini su come va fatta correttamente; mancano dei sistemi certi di sanzione per chi non la fa nel modo adeguato e manca un sistema di premialità per i cittadini più virtuosi.

Sabato, una imponente manifestazione, ha sfilato per via Prenestina da Borghesiana a Rocca Cencia al grido di "senza se e senza ma, la discarica non si fa". 

La storia sembra ripetersi. Dagli anni delle lotte su Corcolle e Villa Adriana, passando per l'impianto a biogas di Passerano/Gallicano, arrivando a Rocca Cencia, siamo di fronte ad un filo che collega queste realtà.

Corcolle servì, a mio modo di vedere, per abbattere un sistema (quello cerroniano) e per aprire la strada al nuovo modi di gestire i rifiuti. Un modo che vede potentissime lobby dietro grandi progetti (ecodistretti, impianti a biogas, biodigestori, discariche). Ma non solo. Anche le lobby del mattone sono interessate a questo tipo di politiche.

Il sistema è semplice: "apro" nuovi impianti in nuove zone, strategiche per consentire la temporanea chiusura di altri impianti (es. Malagrotta), garantendo enormi plusvalenze degli immobiliaristi e dei palazzinari, che hanno comprato terreni a prezzo di saldo in quella zona. Che lucreranno sulle "nuove realtà". Poi quando avranno venduto a mutui trentennali, gli impianti potranno riaprire. E' tutto un procedimento legato a valori di mercato dei terreni: a Tivoli/Corcolle c'era la lottizzazione Nathan, a Gallicano il Cimitero Comprensoriale, a Malagrotta c'è il quartiere Massimina.

Perché mi sono scagliato contro il sindaco di Gallicano, che non è stato presente alla manifestazione di Rocca Cencia? Per testarne la reazione. E la reazione, scomposta a mio modo di vedere, ha confermato che: 

a) la discarica di Corcolle ha avuto nei comitati gli unici oppositori VERI, mentre la politica se ne è servita per abbattere un sistema che ormai non era più sostenibile per mettercene un altro già creato ad hoc.

b) la presenza del sindaco non era "obbligatoria", certamente, ma avrebbe dimostrato attenzione al territorio. Il sindaco di Gallicano e la sua giunta sono favorevoli a questo tipo di impianti che scempiano il paesaggio, l'ambiente e la salute. E l'assenza lo ha confermato.

In conclusione. Qui non si tratta di fare gli ambientalisti ad oltranza. Qui si tratta che ci siamo stufati di essere presi in giro. Le emergenze si creano a tavolino, Buzzi ne è la dimostrazione degli effetti economici. Le emergenze vanno affrontate cambiando le politiche, gli accordi, le prospettive, non pensando di UTILIZZARE la campagna romana, l'agro romano e la periferia della capitale per smaltire i rifiuti di una intera città, ponendosi al servizio dei palazzinari.