mercoledì 25 novembre 2015

Come si diventa un Comune alla pari?

La Regione rilascia questa certificazione di qualità ai Comuni e agli altri enti locali che promuovono e garantiscono la presenza delle donne nel contesto socio-economico e realizzano azioni positive per favorire la parità tra i sessi e le condizioni di conciliazione tra lavoro e responsabilità familiari. Gli Enti locali in possesso di questa certificazione, tra l’altro, hanno diritto ad una maggiorazione del punteggio da 1 a 10 punti nel caso in cui partecipano a bandi pubblici regionali
La Regione rilascia la certificazione di qualità di “Comuni Alla Pari” ai Comuni e agli altri enti locali che promuovono e garantiscono la presenza delle donne nel contesto socio-economico e realizzano azioni positive per favorire la parità tra i sessi e le condizioni di conciliazione tra lavoro e responsabilità familiari.  Un riconoscimento per le realtà che sostengono la diffusione di una cultura di pari opportunità.

Le opportunità per i “Comuni alla Pari”. Gli Enti locali in possesso di questa certificazione, tra l’altro, hanno diritto ad una maggiorazione del punteggio da 1 a 10 punti nel caso in cui partecipano a bandi pubblici regionali per ottenere finanziamenti.

Come si ottiene l’attestazione di “Comune alla Pari”? Gli Enti locali devono presentare domanda all’Assessorato Pari Opportunità, Autonomie Locali e Sicurezza – Osservatorio Regionale sulle Pari Opportunità e la violenza contro le donne. L’attestazione viene rilasciata dalla Direzione regionale competente su indicazione dell’Osservatorio.

L’Ente locale che richiede l’attestazione deve dimostrare le azioni e iniziative adottate nell’ambito delle pari opportunità e  della conciliazione familiare. Le azioni dovranno essere riconducibili ad almeno uno o più indicatori A,B,C e D.

Ecco quali sono:

A. L’applicazione delle norme. Prevede  il rispetto delle quote di genere nelle cariche politiche elettive e nella Giunta dell’Ente, la presenza del CUG, l’adozione del piano triennale delle azioni positive, l’adeguamento dello Statuto ai sensi della legge 251/2012, le commissioni di concorso ai sensi della legge 215/2012 e il rispetto delle quote di genere nelle società controllate dall’Ente ai sensi della legge251/2012.

B. Requisiti di qualità di primo livello. La delega e/o Assessorato alle Pari Opportunità, la percentuale di presenza femminile nei ruoli apicali dell’Ente, la consulta comunale delle Pari Opportunità, la diffusione tra il personale della Direttiva del 27 maggio 2007.

C. Requisiti di qualità di secondo livello. La promozione di politiche di conciliazione vita-lavoro, l’analisi, in ottica di genere, del personale dell’Ente. La presenza di sportelli donna e/o convenzioni con altri centri territoriali, consultori, sportello anti stalking, centri e/o sportelli antiviolenza, case rifugio. La promozione di azioni per sostenere l’avvio, lo sviluppo e il consolidamento di attività imprenditoriali a conduzione femminile. Manifestazioni, convegni, corsi di formazione rivolti al personale interno e/o alla cittadinanza per educare alla parità e al rispetto delle differenze di genere.

D. Requisiti di qualità di terzo livello. L’adozione delle procedure per la valutazione in ottica di genere di ogni legge, regolamento, atti amministrativi. L’adozione di un linguaggio non sessista negli atti pubblici e negli atti amministrativi interni.  L’adozione della procedura per la valutazione in ottica di genere del Bilancio.

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