giovedì 19 novembre 2015

Siria: Putin paladino dei popoli? A ben guardare sembra di no, perché...

Da molto tempo spadroneggiano su Internet le immagini di Vladimir Putin come un "paladino" contro il terrorismo, quasi fosse un cosacco che a petto nudo sfida i gelidi venti della steppa per difendere la propria patria ed il mondo. Ma andando a spulciare per bene dati e date, scopriamo qualcosa di più. O forse qualcosa di meno... eroico ed altisonante. Vediamo.

Uno dei tanti meme che girano su Internet (questo è di cattivo gusto)
I seguenti Paesi sono e saranno coinvolti a vario titolo nelle operazioni belliche siriane: Stati Uniti, Israele, Giordania, Regno Unito, Francia, Turchia, Qatar, Iran, Cina e Russia. Ma quest’ultima ha interessi di lunga data in Siria e un rapporto speciale con Damasco. Fin dalla sua indipendenza (1946), la Siria ha gravitato nell’orbita sovietica, in funzione anti-occidentale e anti-israeliana, essendo Israele il principale antagonista delle politiche siriane nella regione. Già il padre di Assad, Hafez, che lo ha preceduto al potere dal 1971 fino al 2000, ha coltivato un legame stretto con l’Unione Sovietica, instaurando con Mosca una partnership commerciale e politica di successo, che non si è mai interrotta e che è sopravvissuta persino al crollo dell’URSS.


La protezione della Russia alla Siria, ieri come oggi, ha garantito agli Assad la sopravvivenza del regime sia da pulsioni interne che da ingerenze esterne, motivo per il quale Bashar Assad resta dov’è, consapevole che un voto favorevole della Russia all’ONU per intervenire contro Damasco non ci sarà mai.

Gli interessi russi in Siria

Situazione attuale in Siria
In particolare, sono tre gli ambiti di interesse reciproco fra i due Stati: il primo e il secondo sono senz’altro economici, ovvero il commercio e la vendita di armi. Le sanzioni e la scarsa tenuta finanziaria del Paese la costringono a importare di tutto dalla Russia, a cominciare dal petrolio. Il commercio bilaterale tra i due Paesi è cresciuto del 58%, solo nel 2011, comportando un vantaggio economico per la Russia pari a 1,97 miliardi di dollari e per la Siria di 48,9 milioni di dollari. L’import-export riguarda: combustibile da riscaldamento e prodotti petroliferi in genere, legname, cereali, metalli ferrosi, apparecchiature elettriche, mezzi di trasporto.

La vendita di armi, del resto, non è da meno e garantisce alla Russia entrate per almeno un miliardo di dollari l’anno (2011), un dato in continua crescita vista la prolungata condizione di belligeranza.

Il porto di Tartus

Localizzazione del porto di Tartus - clicca per ingrandire
 La Russia, nonostante il ridimensionamento post-sovietico, ha sempre ritenuto il Mediterraneo il “centro del mondo” e non ha mai smesso di guardare a Ovest per espandere i propri interessi geo-politici e geo-economici. Così, ancora oggi, trova nel porto siriano di Tartus la giustificazione più convincente per non cedere di un passo rispetto alle volontà dell’Occidente di cambiare il volto della Siria per sempre.

Tartus, infatti, ospita l’ultimo avamposto sovietico nel Mediterraneo, che per evidente convenienza non viene definito “base navale” ma piuttosto “centro di manutenzione”. Gestito interamente da personale della marina russa, è il luogo dove le navi da guerra di Mosca della Classe Amur sostano, vengono rifornite e riparate. Per non dire, schierate.

Si capisce, dunque, il motivo per cui Vladimir Putin non sarà mai disposto a cedere ad alcuno la propria influenza sulla Siria, a meno che non si decidesse – di concerto con gli Stati Uniti – di deporre un regime accondiscendente, tanto quanto lo è stato quello degli Assad, per instaurarne un altro che non abbia interessi divergenti da Mosca.


Dunque il quadro è un po' diverso. Ma può essere letto in due modi. Un capo di stato DEVE fare gli interessi della propria nazione. Interessi economici, si intende. La ragion di stato prevale su tutto ed è spietata, a volte da applicare in modo subdolo per convincere la propria popolazione a subire misure drastiche (embarghi dalla comunità internazionale, leggi speciali, ecc.). D'altro canto gli stati nazionali non sono opere di carità. 
Gli attacchi aerei russi in Siria dal 30/11/2015

L'altro modo di leggere il quadro è quello qualunquista: è dai tempi delle crociate che le guerre sono fatte per interessi economici. Una lettura alquanto elementare, seppur vera, ma che nulla di più ci racconta e ci descrive su questa immane tragedia che è la guerra. Sui suoi reali perché storici e politici. E voi che ne pensate? Fatemelo sapere nei commenti. Grazie.